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Marina Lo Cerchio

Italia, segno meno alle performance ambientali

L’Italia rallenta sul fronte dello sviluppo delle rinnovabili, e non ha una politica climatica nazionale adeguata agli obiettivi di Parigi. Nel 2017 le emissioni sono diminuite solo dello 0,3% rispetto all’anno precedente, e appena del 17,7% rispetto al 1990. L’Italia quindi scende nella classifica delle performance ambientali del rapporto Germanwatch 2018, perdendo sette posizioni, e piazzandosi al 23° posto. Era al 16° nel 2017. Il rapporto, presentato alla conferenza Onu sul clima, misura le performance climatiche di 56 Paesi più l’Unione Europea nel suo complesso, che insieme contribuiscono al 90% delle emissioni globali.

Il podio resta vuoto, Svezia più virtuosa al 4° posto

Anche quest’anno nella classifica di Germanwatch 2018 il podio resta vuoto. Nessuno dei Paesi analizzati raggiunge infatti i risultati necessari a contrastare in maniera efficace i cambiamenti climatici, e supera la soglia critica di 1,5°C.

La Svezia, il Paese più virtuoso, si piazza perciò al 4° posto, segue il Marocco, grazie ai considerevoli investimenti nelle rinnovabili e a un’ambiziosa politica climatica. Tra i Paesi emergenti, riporta Adnkronos, l’India fa un importante passo in avanti posizionandosi all’11° posto, per le basse emissioni pro-capite e il considerevole sviluppo delle rinnovabili. E per la prima volta la Cina lascia le retrovie e raggiunge il centro della classifica (33°).

L’Unione Europea nel suo complesso fa un piccolo passo in avanti, e sale al 16° posto rispetto al 21° dello scorso anno. grazie a una politica climatica che ha l’obiettivo di raggiungere entro il 2050 zero emissioni nette.

L’America di Trump indietreggia in quasi tutti gli indicatori

Trend negativo per la Germania (27°), dovuto alla quota ancora considerevole del carbone nel mix energetico nazionale, la mancanza di decisioni sul suo phasing-out, e l’assenza di una strategia per la decarbonizzazione dei trasporti.

In fondo alla classifica si posizionano Arabia Saudita (60°) e Stati Uniti (59°), che con la presidenza di Donald Trump indietreggiano in quasi tutti gli indicatori.

Segnali positivi giungono però dall’Alleanza per il Clima, composta da oltre 3000 tra Stati, città, imprese nazionali e multinazionali, università e college americani, e al lavoro per mantenere gli impegni assunti a Parigi attraverso un’azione congiunta che bypassi l’amministrazione federale.

Il Climate Change Performance Index di Germanwatch

Il rapporto di Germanwatch è realizzato in collaborazione con CAN e NewClimate Institute e, per l’Italia, con Legambiente. Germanwatch misura le performance dei vari Paesi attraverso il Climate Change Performance Index (CCPI), prendendo come parametro di riferimento gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e gli impegni assunti al 2030.

Il CCPI si basa per il 40% sul trend delle emissioni, per il 20% sullo sviluppo sia delle fonti rinnovabili sia dell’efficienza energetica, e per il restante 20% sulla politica climatica dei Paesi.



Inps, reperibilità malattia: attenti a…

Malattia, reperibilità, visite mediche, esoneri… Negli ultimi tempi si è molto parlato di questo argomento. Già, perché il rischio di commettere errori, anche in buona fede, è davvero alto e può costare caro. Ecco perché l’INPS ha pubblicato sul suo sito alcuni utili chiarimenti, ripresi dall’agenzia AdnKronos.

Visite mediche di controllo domiciliari

Per l’esonero dalle visite mediche di controllo domiciliari “molti lavoratori stanno chiedendo ai propri medici curanti di apporre il codice ‘E’ nei certificati al fine di ottenere l’esenzione dal controllo” scrive l’Inps sul suo sito. Che precisa: “In primo luogo, che le norme non prevedono l’esonero dal controllo ma solo dalla reperibilità: questo significa che il controllo concordato è sempre possibile, come ben esplicitato nella circolare Inps 7 giugno 2016, n. 95”.

Esclusione, quando
”Il medico curante certificatore può applicare solo ed esclusivamente le ‘agevolazioni’ previste dai vigenti decreti quali uniche situazioni che escludono dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità” continua la nota sul sito. Queste situazioni sono contenute in due provvedimenti: nel decreto del ministero del Lavoro 11 gennaio 2016, per i lavoratori subordinati dipendenti dai datori di lavoro privati (e riguardano patologie gravi che richiedono terapie salvavita; o stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%); nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri 17 ottobre 2017 n. 206 per i dipendenti pubblici (e includono patologie gravi che richiedono terapie salvavita; causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della ‘Tabella A’ allegata al decreto del presidente della Repubblica 30 dicembre 1981 n. 834 o a patologie rientranti nella ‘Tabella E’ dello stesso decreto; e ancora, stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%)”. Solo in questi casi, dice l’Istituto “la segnalazione da parte del curante deve essere apposta al momento della redazione del certificato e non può essere aggiunta ex post, proprio perché l’esonero è dalla reperibilità e non dal controllo”.
Il Codice E è per uso interno

Per quanto riguarda il ‘Codice E’ indicato nel messaggio 13 luglio 2015, n. 4752, è riservato “a esclusivo uso interno riservato ai medici Inps durante la disamina dei certificati pervenuti per esprimere le opportune decisionalità tecnico-professionali, secondo precise disposizioni centralmente impartite in merito alle malattie gravissime” spiega l’Inps. Quindi “qualsiasi eventuale annotazione nelle note di diagnosi della dizione ‘Codice E’ non può evidentemente produrre alcun effetto di esonero né dal controllo né dalla reperibilità, rimanendo possibile la predisposizione di visite mediche di controllo domiciliare sia a cura dei datori di lavoro che d’ufficio”.



Certificazione digitale, nasce il primo polo europeo

La necessità di certificare l’identità dei clienti online è la sfida principale delle aziende impegnate nel processo di trasformazione digitale. Quando si stipulano accordi online è infatti necessario garantire la certezza delle identità delle parti, e assicurare il valore legale dei documenti sottoscritti durante un accordo. Occorrono quindi strumenti che sappiano conciliare la sicurezza e l’aderenza alla normativa con l’immediatezza e la praticità del mondo digitale.

Garantire la sicurezza delle transazioni commerciali in rete è proprio l’obiettivo del primo polo europeo per la certificazione digitale, nato dalla certification authority italiana InfoCert (Gruppo Tecnoinvestimenti), insieme a Camerfirma, una delle principali autorità di certificazione spagnole.

Un “campione europeo” del digital trust

Nell’era digitale, sia per chi opera a livello locale sia a livello internazionale, la sicurezza delle transazioni e delle comunicazioni è fondamentale. “Grazie all’ingresso in InfoCert Gruppo Tecnoinvestimenti – spiega Alfonso Carcasona, Managing Director di Camerfirma – le sinergie in infrastrutture, innovazione e sviluppo di nuovi prodotti e soluzioni si traducono in benefici tangibili per i nostri clienti attuali e potenziali”. Di sicurezza, mercato unico digitale e strumenti per la certificazione si è discusso a Madrid, nel corso del convegno dal titolo Costruendo il futuro digitale. Dove InfoCert ha dichiarato la propria ambizione a diventare “campione europeo” del digital trust.

Una rampa di lancio per l’espansione nei mercati di Francia, Belgio e Olanda.

La crescita di InfoCert è avvenuta attraverso una strategia di acquisizioni, che ha portato nel 2018 all’acquisizione di Camerfirma, e del 50% di Luxtrust, certification autority del Lussemburgo.

L’acquisizione di Camerfirma è stata la prima pietra miliare del percorso di sviluppo internazionale di InfoCert, cui ha fatto seguito il recente annuncio della sua joint venture paritetica con LuxTrust, il principale fornitore di Trust Services in Lussemburgo. Una vera e propria rampa di lancio per l’espansione di InfoCert nei mercati di Francia, Belgio e Olanda.

L’integrazione delle offerte permette una copertura di mercato più efficace

L’evento di Madrid ha consentito a Camerfirma e InfoCert di “presentarsi a una platea autorevole nel loro comune ruolo di fornitore europeo di servizi fiduciari, ma con solide radici istituzionali nel mercato nazionale spagnolo – dichiara Danilo Cattaneo, Amministratore Delegato di InfoCert Gruppo Tecnoinvestimenti -. L’integrazione delle nostre rispettive offerte ci permette una copertura di mercato più efficace, con servizi più ricchi e capaci di aiutare concretamente le organizzazioni pubbliche e private a rispondere al meglio alle sfide che le attendono”



Reggio Emilia è la più social d’Italia

L’Emilia Romagna è la regione più social d’Italia, e Reggio Emilia la città che nel 2018 condivide con la regione questo primato per numero di canali attivi. Scalzata Torino, in testa nel 2017, Reggio Emilia quest’anno condivide il podio insieme ad altre due città emiliane, Bologna e Ferrara, rispettivamente, in seconda e terza posizione.

È quanto emerge dall’indagine di FPA, società del gruppo Digital360, sulla presenza, l’uso e la performance sui social network di 107 Comuni capoluogo di provincia. Ed è anche uno dei 100 indicatori contenuti nel Rapporto ICity Rate 2018, che verrà presentato il 17 ottobre a Firenze nel corso della manifestazione ICity Lab, insieme alla classifica delle città più smart e sostenibili d’Italia.

I numeri e i social di Reggio Emilia

 

“Siamo il Comune con il maggior numero di canali attivi e con un crescente numero di interazioni Questo significa che utilizziamo i social network non solo per informare e comunicare scelte, progetti, realizzazioni, servizi del Comune – commenta l’assessore all’Agenda digitale Valeria Montanari – ma anche per coinvolgere, interagire e dialogare con i nostri cittadini”.

L’Amministrazione Comunale ha esordito su Facebook nel 2009 e il profilo istituzionale a settembre 2018 conta, 32.986 “like”, mentre su Twitter (@ComuneRE) è presente dal 2011 e a oggi conta 9.551 follower. Su Instagram l’apertura del profilo @comunedireggioemilia è datata invece 2013 (a oggi 8.744 follower).

Telegram è il social più recente per l’Amministrazione, che nel 2016, ha sviluppato con una start up del territorio un bot (@ComuneREbot) al quale oggi si contano 1.866 cittadini iscritti, riporta la Gazzetta di Reggio.

Le più seguite sono Roma, Milano e Torino

A livello di follower, tuttavia, sono Roma, Milano e Torino a raccogliere più seguaci in assoluto su Facebook e Twitter. In base all’indagine di Fpa, Firenze spicca però per il numero di seguaci in rapporto al numero di abitanti. E il capoluogo della Toscana su Twitter è seguito da circa un quarto della popolazione (24,6%). Su Facebook invece Verbania, Crotone e Pesaro vantano un seguito, rispettivamente, del 41,5%, 36,9% e 34,5%, mentre Napoli, Cesena e Monza sono le città più attive su YouTube nell’ultimo anno, riferisce Ansa.

Il più amato è ancora Facebook

In generale il social più amato dalle città è ancora Facebook, scelto come canale di comunicazione da 82 comuni capoluogo (tre in meno rispetto al 2017). Seguono Twitter con 79 città presenti (73 lo scorso anno), YouTube con 71 (67 nella precedente rilevazione) e Instagram con 26, in crescita rispetto ai 21 del 2017.

Stabile, invece, l’uso di Google+ (15), mentre cala la presenza delle città su Flickr (da 15 a 13) e su Pinterest (da 5 a 4).

Ci sono poi alcuni comuni che hanno sperimentato canali inediti, come WhatsApp (Reggio Emilia, Bologna, Rimini, Siracusa e Ancona) e LinkedIn (Roma Capitale e Pavia).



Gli italiani tornano a fare le vacanze? Pare di sì, e pure a settembre

L’estate 218 sembra essere propizia per il ritorno degli italiani alla (bella) pratica delle vacanze. Lo rivela Federalberghi, la Federazione delle associazioni italiane Alberghi e Turismo, che ha previsto che da giugno a settembre saranno 34,5 i nostri connazionali in viaggio, pari al 57% della popolazione. Nel complesso, l’incremento rispetto all’estate 2017 è pari al +0,5%. Bene anche il giro d’affari del comparto, previsto a 24,1 miliardi di euro.

Italiani in Italia

“Siamo un popolo che ama viaggiare nel suo Paese: questo sembrerebbe dimostrare la fotografia del movimento turistico degli italiani per l’estate 2018. La nostra indagine rivela che è aumentato il numero dei connazionali che faranno la loro vacanza principale in Italia: l’80,2% resterà nel Belpaese contro il 78,6% dello scorso anno” dice il presidente della federazione Bernabò Bocca. Come di consueto, per coloro che resteranno in Italia il mare si conferma la meta preferita dagli italiani per le vacanze estive, accogliendo il 67% dei viaggiatori. Seguono la montagna con il 9,5% delle preferenze, le località d’arte maggiori e minori con il 7,3%. Buona la performance delle località termali (4,5%) e dei laghi (3,5%). La durata media della vacanza si attesta a 10 giorni.

Capitali europee le preferite all’estero

Il 19,3% dei connazionali che si recherà oltre confine visiterà soprattutto le grandi capitali europee (49,5%) e le località marine (stabili al 17,5%).

Il giro d’affari

La spesa media complessiva stimata per le vacanze estive (comprensiva di viaggio, vitto, alloggio e divertimenti) risulta in crescita rispetto allo scorso anno, attestandosi sugli 911 euro contro gli 838 euro del 2017. Il giro d’affari complessivo è di 24,1 miliardi di euro, in aumento del 9,5% rispetto ai 22 miliardi dell’estate 2017.

I mesi più vacanzieri

Senza troppe sorprese, Agosto si conferma il mese leader, con il 60,3% degli italiani che lo scelgono per la propria vacanza principale, seppur in calo rispetto allo scorso anno (68,4%), a tutto vantaggio del mese di settembre, che fa registrare un 19,5% di presenze, rispetto al 12,4% del 2017.

“L’elemento che trovo distintivo sta nel fatto che per quest’anno si prevede uno spostamento dei flussi in favore del mese di settembre. Sono istintivamente portato a pensare che ciò vada letto in un’ottica positiva: questa crescita potrebbe fare da leva e dare un forte input alle politiche di destagionalizzazione che la nostra Federazione sostiene da sempre per il bene e lo sviluppo turistico del Paese” conclude il presidente di Federalberghi.



Collezioni Leon Louis: creatività e design da indossare

Quando la moda creativa ed in linea con le tendenze del momento incontra la qualità dei tessuti e delle lavorazioni, nascono i capi d’abbigliamento Leon Louis. Questo famoso brand ha presentato la sua prima collezione al mondo nel 2010 e da allora ha registrato un crescendo di consensi continuo, sino a divenire un punto di riferimento per tantissimi giovani che desiderano vestire alla moda ed in maniera ricercata. È sufficiente dare un’occhiata alle sue collezioni per rendersi conto del lavoro di ricerca e lo stile che traspare da ogni singolo capo di abbigliamento, frutto di una passione per il design di qualità che ha portato questo marchio a ricoprire un ruolo di rilievo nel settore. Leon Louis è dunque sinonimo di qualità e personalità, così come di lavorazione raffinata e ricerca di soluzioni all’avanguardia che sono alla base di quel mix magico che gli consentono di essere oggi la prima scelta per tantissimi giovani e meno giovani.

Se non conosci ancora in dettaglio le collezioni Leon Louis è arrivato il momento di rimediare e dare un nuovo look al tuo outfit, grazie alle proposte ricche di stile e personalità che ti attendono. Puoi farti già un’idea su revolutionconceptstore.it e scoprire la qualità ed il design unico che caratterizza ogni capo Leon Louis: dai giubbini ai pantaloni, dai bermuda ai jeans, qui puoi trovare veramente tutto ciò di cui hai bisogno per completare il tuo abbigliamento ed aggiungere quel pizzico di personalità in più che ancora manca nel tuo armadio. Divertiti a scoprire le tantissime proposte a disposizione e scegli in base a ciò che pensi possa fare maggiormente al caso tuo. Sfruttando le promozioni del momento inoltre, potrai acquistare i capi che preferisci ad un prezzo più basso rispetto quello originale, e ricevere comodamente la merce a casa entro un paio di giorni lavorativi.



Twitter versus Fake: stop ai profili “taroccati”

Pare in fase di estinzione l’epoca d’oro degli account falsi. Per primi, a voler porre fine al problema di violazione e appropriazione indebita di “identità social”, sono stati i “fratelli” Instagram e Facebook, procedendo alla disattivazione di tutti gli account falsi creati sulle proprie piattaforme.

La volta di Twitter nell’operazione pulizia

Ora tocca a Twitter, non nuova ad operazioni simili, che negli ultimi mesi ne ha sospesi oltre 70 milioni. A diffonderne notizia, il Washington Post, citando un documento riservato di cui sarebbe entrato in possesso.

Un freno alla libertà di espressione?

Il quotidiano americano, a lungo autoproclamatosi “il braccio della libertà di parola del partito della libertà d’espressione”, sarebbe in antitesi alla posizione presa dalla piattaforma definendola “frenante” nel diritto di espressione.

Ma la vice presidente di Twitter, Del Harvey, avvalora la propria strategia: “La libertà di espressione conta poco se le persone non si sentono sicure (…) Abbiamo ripensato il modo in cui bilanciare la libera espressione degli utenti con il potenziale di raffreddare il modo di parlare altrui”.

Ed annuncia una nuova politica sociale contro lo spam e i bot maligni, i troll, gli abusi nonché nuove norme sulle condotte d’odio e gli estremismi violenti, giungendo così ad una significativa riduzione delle segnalazioni degli utenti, che forse hanno cominciato a sentirsi più sicuri. Per l’azienda, un cambio di filosofia e la volontà di migliorare la qualità dei discorsi che si svolgono al suo interno. Twitter, secondo quanto dichiarato da un suo portavoce, ha anche agito contro 142mila applicazioni che hanno condiviso più di 130 milioni di tweet classificati come “di bassa qualità e spam”.

Addio a bot, profili inattivi o hackerati, anche con milioni di follower

L’operazione di pulizia è già iniziata da qualche settimana e ha permesso di rimuovere bot e profili inattivi o hackerati dal conteggio dei follower di milioni di utenti. E’ stato anche introdotto un sistema di doppia autenticazione a livello hardware. Oggi Twitter conta 336 milioni di utenti e la società con l’uccellino azzurro è tornata a essere competitiva.  Secondo i dati del rapporto del primo trimestre del 2018 Twitter conta 336 milioni di utenti attivi.  Il social network nel giorno dell’anniversario del suo debutto ufficiale online (15 luglio) ha così deciso di porre fine al fenomeno per riguadagnare la fiducia di sponsor e delle aziende del settore pubblicitario su cui si basa il suo sostentamento. Vedremo cosa accadrà nel mondo dei cinguettii.



In Italia gli occupati tramite agenzia crescono di quasi il 25%

Il 24,6% in più rispetto all’anno precedente: questa è la percentuale di crescita dei lavoratori assunti tramite le agenzie per il lavoro rispetto al 2016. Nel 2017 il numero medio mensile di lavoratori impiegati tramite agenzia è̀ stato infatti pari a 439.373, di cui 36.300 a tempo indeterminato. Lo rileva Assolavoro, l’Associazione di Categoria delle Agenzie per il Lavoro italiane. Attraverso le attività di ricerca e selezione del personale, sempre nel 2017, 52 mila persone poi sono state scelte per essere assunte direttamente dalle aziende committenti. Tutte con profili medio-alti e contratti stabili.

Nel 2017 702 mila contratti di lavoro dipendente

Secondo le rilevazioni internazionali della World Employment Confederation, di cui Assolavoro è l’espressione italiana, in media, prima di trovare lavoro tramite agenzia, il 33% dei lavoratori era disoccupato. Ma coloro che nel corso del 2017 hanno avuto accesso attraverso le agenzie ad almeno un contratto di lavoro dipendente, con la retribuzione quindi prevista dal contratto collettivo nazionale, e tutte le tutele garantite dalla legge, risultano 702 mila. Mentre nel 2016, i contratti per lavoro dipendente, sono stati 624.559, spiega Assolavoro.

Ovviamente i lavoratori in somministrazione, ovvero assunti tramite agenzia,  hanno per legge diritto alla stessa retribuzione, e a tutte le medesime tutele che spettano ai dipendenti diretti dell’azienda presso cui prestano la loro attività

Il 53,7% degli occupati ha meno di 34 anni, e più del 20% non supera i 24 anni

Sono i giovani i più cercati dalle aziende che si avvalgono di un’agenzia per trovare personale. Più della metà, precisamente il 53,7%, dei lavoratori in somministrazione ha infatti meno di 34 anni. In particolare, cresce l’occupazione tramite agenzia per chi non supera i 24 anni: dal 18,7% del totale dei lavoratori in somministrazione del 2016 al 20,1% del 2017, riporta Adnkronos. Inoltre, il 39% dei lavoratori tramite agenzia è costituito da donne.

Almeno un lavoratore in somministrazione su tre, dopo aver lavorato con le agenzie per il lavoro, accede a una occupazione stabile.

450 mila studenti di 500 scuole coinvolte nei progetti di alternanza scuola-lavoro

Per quanto riguarda i progetti di alternanza scuola-lavoro, in un anno le agenzie hanno facilitato futuri percorsi professionali a 450 mila studenti di 500 scuole, attraverso 250 mila ore di alternanza. Principalmente, le ore svolte con l’ausilio di un’agenzia, sono state utilizzate per l’orientamento al mercato del lavoro, la compilazione del curriculum vitae, i consigli su come affrontare un colloquio, e per ottenere una guida all’autoimprenditorialità.



Arrivano gli exergame, i videogiochi interattivi per mantenersi in forma

Sono in arrivo gli exergame, i videogiochi che combinano gli “exercise” (esercizi fisici), con il “game” (gioco). Il dottore, quindi, ora potrebbe consigliare ai pazienti di giocare ai videogame. Magari, per proteggere la memoria e difendersi dall’Alzheimer.

Secondo i risultati di uno studio pubblicato su Frontiers in Aging Neuroscience, i medici potrebbero essere incoraggiati a prescrivere gli exergame per rallentare o contrastare il deterioramento cognitivo legato al passare degli anni. Il lavoro, infatti, promuove gli exergame, i videogiochi interattivi che fanno fare esercizio fisico.

I videogame che contrastano il deterioramento cognitivo

Gli anziani con un lieve deterioramento cognitivo hanno mostrato miglioramenti significativi negli esercizi mentali e di memoria dopo allenamenti regolari con questi videogame “fit” (in forma), riferisce Adnkronos. Dalla ricerca americana arrivano infatti “dati promettenti – commenta Cay Anderson-Hanley, associata di psicologia dell’Union College (Usa) e prima autrice dello studio – Gli exergame rappresentano un’arma in più nell’arsenale di rimedi per combattere questa malattia crudele”.

Precedenti studi condotti dalla stessa autrice avevano mostrato che gli anziani che si allenano con videogame interattivi, dal punto di vista mentale sperimentano benefici maggiori rispetto ai coetanei che si limitano all’allenamento fisico tradizionale.

I benefici degli exergame sono stati registrati a livello di memoria verbale e funzione fisica

I benefici in due gruppi di anziani che hanno partecipato a una ricerca sono stati registrati a livello di memoria verbale e funzione fisica, cosa che suggerisce l’utilità per gli anziani di inserire gli exergame nel proprio regime di esercizio quotidiano.

Certo, ammette la studiosa, sono necessarie ulteriori ricerche su un campione più ampio per confermare questi risultati. Ma il lavoro, finanziato grazie a una sovvenzione del National Institute on Aging, è giudicato molto promettente dagli autori. Tanto che il team sta lavorando a un sistema per consentire agli anziani di allenarsi direttamente a casa, scaricando un videogame sull’iPad da usare su una classica bike da salotto.

“La funzione esecutiva è come il Ceo del cervello”

I dati dello studio suggeriscono che “il miglior risultato per la salute mentale arriva quando facciamo due cose insieme”, ovvero attività fisica e videogame interattivi, sottolinea Anderson-Hanley.

Perché “La funzione esecutiva è come il Ceo del cervello ed è la chiave per restare indipendenti nell’età avanzata – aggiunge Anderson-Hanley -. Per esempio, ti permette di cucinare con due padelle sul fuoco contemporaneamente. E di non dimenticare che stai facendo bollire l’acqua mentre hai qualcosa in forno”.



L’Italia è la patria del wedding tourism. Un business da 390 milioni

L’Italia, si sa, è da sempre una delle destinazioni preferite dagli stranieri per convolare a nozze. Romantica per tradizione, con scorci unici e luoghi bellissimi dove organizzare cerimonia e feste nuziali. Ma ora il fenomeno ha assunto volumi davvero importanti. Negli ultimi anni l’attenzione nei confronti del wedding tourism è cresciuta ulteriormente, e il trend non accenna a diminuire. Si tratta di un fenomeno che ha assunto dimensioni di un business trasversale per l’attività di incoming, posizionando il Belpaese tra i principali marketplace del settore.

La BMII, Borsa del Matrimonio in Italia, punto di riferimento per chi si occupa di questo settore, ha registrato un incremento di interesse anche da parte delle istituzioni territoriali. E il suo obiettivo, in accordo con le istituzioni, è quello di sviluppare l’incoming nel nostro Paese.

Quanto vale il mercato del wedding tourism?

Secondo un’indagine della società di consulenza turistica e marketing territoriale JFC i 7.147 matrimoni stranieri celebrati in Italia nel 2017 hanno generato 385 milioni e 830mila euro di fatturato legato al wedding tourism. Ancora più rosee sono le previsioni per l’anno in corso: le stime, infatti, parlano già di un possibile aumento del 6.8% del numero di matrimoni, un trend che porterebbe nel 2018 a 7.633 il numero delle celebrazioni da parte di turisti stranieri in Italia.

Gli stranieri in Italia si sposano a Firenze

Tra le principali destinazioni più amate dal mercato internazionale per dirsi “sì” ci sono Firenze e la Toscana. “Il turismo legato al wedding – afferma l’Assessora al Turismo e al marketing territoriale del Comune di Firenze Anna Paola Concia – è una risposta importante nel nostro percorso, che intende promuovere sempre di più il turismo di qualità a Firenze. Un turismo insomma che allunga i tempi di permanenza nella nostra città, è interessato a conoscere il meglio della nostra cultura, della nostra storia, del nostro artigianato e della nostra enogastronomia”.

L’obiettivo della kermesse è sviluppare l’attività di incoming

“Obiettivo della Borsa del Matrimonio in Italia  è quello di sviluppare l’attività di incoming, divenuta oramai fondamentale per sostenere il nostro territorio e introdurre le realtà italiane concretamente nel processo di internazionalizzazione”, sottolinea Ottorino Duratorre, Presidente di RomaFiere, società organizzatrice della BMII.

Di fatto, l’evento offre un’ampia panoramica dei prodotti e servizi made in Italy a operatori italiani e internazionali, che prevede la partecipazione di 100 buyer provenienti da oltre 30 paesi, per un totale di 2.500 appuntamenti one-to-one




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