Quando fare installare un depuratore d’acqua in casa?

La priorità assoluta per tutti noi è quella avere accesso ad un acqua da bere che sia pulita e salutare. L’acqua è infatti un bene primario e sulla sua qualità non è possibile effettuare alcun tipo di compromesso.

Essa deve per questo essere perfettamente potabile e contenere tutti quegli elementi e minerali di cui il nostro organismo ha bisogno per rimanere in buona salute. Al contrario, non deve contenere tutte quelle sostanze inquinanti o nocive che possono a qualsiasi titolo avere ripercussioni negative sulla nostra salute.

Consideriamo tra l’altro che non adoperiamo l’acqua soltanto per bere, ma anche per cucinare i cibi e preparare determinati alimenti, nonché la adoperiamo per l’igiene personale quotidiano.

Quindi i motivi per i quali abbiamo bisogno di un acqua sicura sono certamente molteplici, motivo per il quale facciamo bene a pensarci in maniera concreta.

L’acqua che arriva fino al rubinetto di casa è sicura?

Di norma, l’acqua che arriva fino al rubinetto di casa ha una buona qualità, dato che è controllata dalle società che gestiscono gli acquedotti pubblici. Tale acqua viene convogliata all’interno di enormi vasche, ed è costantemente monitorata dal punto di vista chimico.

Qualora dovesse esserci la necessità di intervenire per risolvere una determinata condizione o per migliorare la qualità dell’acqua, vengono apportati determinati trattamenti che hanno proprio lo scopo di rendere l’acqua perfettamente salubre e quindi idonea al consumo alimentare.

Chiaramente, prima di essere immessa nel circuito l’acqua viene sottoposta a specifici tipi di controlli microbiologici e chimici finali, per avere la certezza che essa sia perfettamente potabile al 100%.

L’unico problema potrebbe derivare dal tratto finale delle tubature, ovvero quello che arriva fino in casa dell’utente. Se le tubature infatti sono particolarmente vecchie, queste potrebbero essere ossidate e rilasciare all’acqua un forte sapore di ferro.

In questo caso la società che gestisce l’acqua pubblica non ha alcuna responsabilità, ma al contrario deve essere il condominio ad aggiornare il tratto finale delle tubature, così da migliorare la qualità dell’acqua.

Fino ad allora però, l’unico modo per migliorare la qualità dell’acqua è quello di far installare un depuratore. I depuratori domestici sono infatti in grado di eliminare dall’acqua determinati elementi che pregiudicano la perfetta salubrità dell’acqua. Ciò vale non soltanto per l’eccessiva presenza di ferro ma anche ad esempio per una eccessiva presenza di cloro o eventuali elementi in sospensione che sono in grado di pregiudicare la qualità dell’acqua.

Di solito i depuratori ad osmosi inversa sono perfetti per risolvere questo tipo di necessità, ed è possibile scegliere il modello da acquistare dando un’occhiata anche online e confrontando i diversi modelli di depuratore d’acqua per la casa, scegliendo quello più conveniente e adatto alle proprie esigenze.

In particolar modo i modelli ad osmosi inversa funzionano tramite la forzatura del passaggio dell’acqua attraverso una membrana che è in grado di filtrarla e trattenere ogni impurità.

In questa maniera si ha la certezza di andare a bere un acqua decisamente più leggera e soprattutto salutare.

Molti modelli di depuratori ad osmosi inversa oggi presentano anche il gasatore, che consente di avere acqua perfettamente gasata a proprio piacimento. Questa è un’altra caratteristica da considerare, dato che è in grado di rendere veramente un buon servizio a tutta la famiglia.

Dunque in tutti quei casi in cui l’acqua che arriva al rubinetto di casa ha un cattivo sapore, sa troppo di cloro, presenta degli elementi in sospensione o è visivamente poco chiara e dunque torbida, è possibile andare ad installare un depuratore d’acqua grazie al quale migliorare notevolmente la sua qualità ed avere così finalmente la certezza di bere in totale sicurezza, bicchiere dopo bicchiere, per la gioia di tutta la famiglia.

Collezioni Nostrasantissima: creatività e design da indossare

Quando la moda creativa ed in linea con le tendenze del momento incontra la qualità dei tessuti e delle lavorazioni, nascono i capi d’abbigliamento Nostrasantissima. Questo famoso brand ha presentato la sua prima collezione al mondo nel 2010 e da allora ha registrato un crescendo di consensi continuo, sino a divenire un punto di riferimento per tantissimi giovani che desiderano vestire alla moda ed in maniera ricercata. È sufficiente dare un’occhiata alle sue collezioni per rendersi conto del lavoro di ricerca e lo stile che traspare da ogni singolo capo di abbigliamento, frutto di una passione per il design di qualità che ha portato questo marchio a ricoprire un ruolo di rilievo nel settore. Nostrasantissima è dunque sinonimo di qualità e personalità, così come di lavorazione raffinata e ricerca di soluzioni all’avanguardia che sono alla base di quel mix magico che gli consentono di essere oggi la prima scelta per tantissimi giovani e meno giovani.

Se non conosci ancora in dettaglio le collezioni Nostrasantissima è arrivato il momento di rimediare e dare un nuovo look al tuo outfit, grazie alle proposte ricche di stile e personalità che ti attendono. Puoi farti già un’idea su www.revolutionconceptstore.com e scoprire la qualità ed il design unico che caratterizza ogni capo Nostrasantissima: dai giubbini ai pantaloni, dai bermuda ai jeans, qui puoi trovare veramente tutto ciò di cui hai bisogno per completare il tuo abbigliamento ed aggiungere quel pizzico di personalità in più che ancora manca nel tuo armadio. Divertiti a scoprire le tantissime proposte a disposizione e scegli in base a ciò che pensi possa fare maggiormente al caso tuo. Sfruttando le promozioni del momento inoltre, potrai acquistare i capi che preferisci ad un prezzo più basso rispetto quello originale, e ricevere comodamente la merce a casa entro un paio di giorni lavorativi.

Pedrazzini Arreda | Soluzioni per la tua Cucina

Un recente sondaggio ha rivelato che gli italiano trascorrono circa il 70/% del tempo in cui sono in casa in cucina. Contrariamente a quello che si possa pensare dunque, non è il salotto l’ambiente preferito dagli italiani, e nemmeno la camera da letto. I nostri connazionali infatti, conoscono bene il piacere della buona cucina e della buona tavola, ed è per questo che amano sperimentare, elaborare nuovi piatti e invitare gli amici a cena. Questo è il motivo principale per il quale oggi questo ambiente di casa sia così importante, ed è facile intuire il perché dell’esigenza di rendere la cucina un ambiente assolutamente accogliente, bello da vedere e funzionale.

Una delle più importanti realtà lombarde nel settore delle cucine di alto profilo è indubbiamente Pedrazzini Arreda, azienda che si occupa della vendita di cucine a Milano con sede in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese, che da sempre aiuta i proprio clienti nell’individuare la soluzione più adatta a realizzare i propri sogni e aspettative legate all’arredo della zona cucina. Questa importante azienda è esclusivista di zona dei marchi Veneta Cucine e Arredo 3, e propone soluzioni di grande qualità perfette per risolvere ogni tipologia di esigenza specifica abbinata ad un design sempre innovativo e d’effetto.

Pedrazzini Arreda ti seguirà e supporterà sin dalle fasi di consulenza e progettazione, fornendoti un comodissimo servizio di ritiro della tua vecchia cucina (che verrà smaltita nei luoghi e nelle modalità previste dalla normativa vigente e da quella dei comuni di appartenenza). La tua nuova cucina sarà installata da esperti falegnami e da personale esperto e qualificato, ti sarà consegnata già pronta per essere utilizzata e vissuta sin da subito. Potrai usufruire a vita dei servizi post vendita, e ti sarà possibile prolungare la garanzia di ulteriori 2 anni sul previsto. Pedrazzini Arreda è la soluzione perfetta per la tua casa!

Web agency e web marketing

Inauguriamo il nostro portale con un sito web che presenta una interessante azienda che si occupa di web design e posizionamento di siti sui motori di ricerca. Il sito in questione è della WebSenior, una web agency Monza creata alla fine del 2014 da Gerardo Tartaglia, dopo anni di esperienza commerciale all’interno delle più importanti realtà del settore. Il sito in questione riesce senza dubbio a differenziarsi rispetto alla concorrenza, focalizzando l’attenzione del visitatore non solo sui servizi offerti, sui quali effettivamente rimane poco da aggiungere rispetto a quello che fanno altri, ma anche e sopratutto sul modo con il quale WebSenior imposta ed affronta qualsiasi progetto web. Traspare senz’altro il desiderio di coinvolgere, e di far capire all’utente finale il perchè WebSenior svolge questo lavoro con passione e competenza. Alcuni aspetti, poi, ci appaiono molto originali: l’apertura con Steve jobs, il neonato che esprime dubbi, il richiamo all'”Arte della Guerra” di Sun Tzu e molte altre piccole chicche. Davvero ci piace, ovviamente il sito in questione offre anche molte informazioni ed un blog davvero ricco di contenuti. Promosso!

Giochi Gonfiabili Go Leisure

Go Leisure produce e commercializza da oltre 20 anni playground da interno o esterno, giochi gonfiabili, giochi acquatici, trampolini elastici, play area per bimbi fino a 3 anni e tantissime altre attrezzature ludiche di pregevole fattura e qualità. Durante tutto il processo produttivo anche i più piccoli particolari vengono curati con particolare meticolosità e attenzione, per far si che i piccoli possano godere degli spazi e delle attrezzature loro dedicate in totale sicurezza. Se hai uno spazio in giardino o in casa e stai pensando di far realizzare un’area giochi per i tuoi figli, se sei proprietario di uno spazio commerciale e intendi predisporre una play area per il divertimento dei più piccoli, se gestisci una scuola materna e vuoi rinnovare le attrezzature da gioco per i bambini, Go Leisure è la soluzione che ti garantisce massima sicurezza, grande qualità dei materiali e convenienza. Potrai comodamente inviarci la piantina dell’area nella quale intendi sistemare le attrezzature per il gioco, penseremo noi a studiare il progetto e l’idea più adatta a soddisfare le tue necessità. Individuata l’idea giusta effettueremo un sopralluogo per meglio comprendere spazi e particolarità del luogo, subito dopo inizierà la fase produttiva e la play area che avevi pensato prenderà magicamente forma. I nostri tecnici si occuperanno della messa in opera di tutte le attrezzature, per consentire da subito ai piccoli di usufruire del loro nuovo e bellissimo spazio per i giochi. All’interno del sito è possibile visionare in anteprima alcune tra le soluzioni proposte da Go Leisure: dai bellissimi percorsi e saltarini gonfiabili ai giochi acquatici quali scivoli e acquafun, dai giochi e casette da giardino alle scenografie 3D per un divertimento assicurato. Puoi inviare la tua richiesta all’indirizzo mail info@go-leisure.com o contattare il recapito telefonico +390392497489. Gli uffici si trovano in Via Friuli, 2/B 20853 Biassono (MB).

Nel 2021 richieste in calo per i mutui, ma sale l’importo medio

Malgrado il progressivo recupero delle compravendite residenziali e dei prezzi al metro quadro nel 2021 il mercato dei mutui immobiliari risente ancora degli effetti della pandemia. Nel complesso si registra una lieve flessione delle richieste, pari a -0,2% rispetto al 2020, anno in cui si era registrata una crescita del +2,8% rispetto al 2019.
Il 2021 è stato un anno particolare per i mutui, con richieste in calo ma importi erogati in aumento, e un mercato sostenuto dalle generazioni più giovani, grazie agli incentivi governativi e i mutui green. Più in particolare, secondo l’analisi sul patrimonio informativo di EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF, a dicembre 2021 le richieste di mutui presentate dalle famiglie italiane sono calate del -19%, seguendo un andamento in discesa iniziato a giugno.

L’importo medio si attesta a 139.110 euro

Nel 2021 la performance negativa delle richieste risente del calo delle surroghe, che hanno accentuato la contrazione dei volumi a causa del ridimensionamento fisiologico dei contratti per i quali la rottamazione risulta ancora vantaggiosa.
L’importo medio richiesto durante l’anno si è attestato però a 139.110 euro, in crescita del +4,1% rispetto al 2020. Nel complesso quasi i 3/4 delle richieste presenta un importo al di sotto dei 150.000 euro, a conferma della propensione delle famiglie a orientarsi verso soluzioni in grado di pesare il meno possibile sul bilancio familiare.
La distribuzione per fasce di importo nel 2021 è risultata non molto differente rispetto all’anno precedente, con una contrazione delle richieste solamente nella classe inferiore ai 75.000 euro, dove tipicamente si concentrano i mutui di sostituzione.

Per oltre l’80% dei mutui la durata è superiore ai 15 anni

A conferma della propensione delle famiglie a orientarsi verso soluzioni in grado di pesare il meno possibile sul proprio bilancio, nel 2021 oltre l’80% delle richieste di mutuo si è caratterizzato per una durata superiore ai 15 anni, in modo da spalmare il piano di rimborso su un arco temporale di lungo periodo.
Una tendenza ulteriormente accentuate rispetto al passato, con una crescita proprio dei piani di rimborso di maggior durata.
Analizzando la distribuzione delle richieste in relazione all’età del richiedente emerge poi un significativo abbassamento dell’età media.

Un mercato trainato dalla fascia di età tra 35 e 44 anni

Se al primo posto per numero di richieste si conferma nuovamente la fascia compresa tra i 35 e i 44 anni, con il 32,4% del totale, tutte le classi mostrano una contrazione rispetto alla corrispondente rilevazione del 2020. A eccezione degli under 35, che stimolati dagli incentivi varati dal Governo, sono arrivati a spiegare il 30,5% del totale, contro il 27,5% dell’anno precedente. Tra i driver che hanno inciso positivamente sull’andamento della domanda, sicuramente vanno segnalati i mutui di ristrutturazione, e soprattutto, i mutui green per l’efficientamento energetico dell’abitazione, arrivati a spiegare l’8% sul totale dei mutui acquisto, e l’11% di quelli per ristrutturazione.

Tecnici informatici e artigiani del legno, le figure più difficili da trovare

Sono i tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni le figure più difficili da reperire, con un indicatore di difficoltà pari al 68,1%. Ma a essere praticamente introvabili sono anche gli attrezzisti, operai e artigiani del trattamento del legno (67,9%), i fonditori, saldatori, montatori carpenteria metallica (62,4%), gli artigiani e operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (62,3%), e gli specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche, fisiche e naturali (61,9%). Lo conferma il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal. Per fronteggiare la difficoltà di reperimento il 38,6% delle imprese tende ad assumere figure con competenze simili rispetto a quelle ricercate per poi formarle in azienda, mentre nel 17,2% dei casi si sceglie di offrire una retribuzione superiore rispetto a quanto viene mediamente proposto per il profilo ricercato. 

Cresce l’indicatore della difficoltà di reperimento del personale

Anche a gennaio cresce l’indicatore della difficoltà di reperimento del personale ricercato dalle aziende, e rispetto a un anno fa aumenta del 5%, raggiungendo il 38,6% delle entrate programmate.
La mancanza di candidati è il motivo della difficoltà maggiormente segnalato dalle imprese (22,2%), seguito dalla preparazione inadeguata (13,4%) e da altri motivi (2,9%). A incontrare le maggiori difficoltà di reperimento sono le imprese delle costruzioni (53,3% dei profili ricercati), seguite dalle industrie del legno e del mobile (53,0%), le industrie metallurgiche (52,5%) e le imprese dei servizi informatici e delle telecomunicazioni (51,9%).

A gennaio 458mila entrate programmate 

Sono poco meno di 458mila i contratti programmati dalle imprese nel mese di gennaio, e saliranno a circa 1,2 milioni nel trimestre gennaio-marzo. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, si registra un incremento delle entrate previste: +112mila su gennaio 2021 e +265mila in confronto al trimestre gennaio-marzo 2021. Positivo anche il confronto rispetto a dicembre 2021, con 104mila contratti in più (+29,4%), per tutti i settori economici tranne che per il turismo, dove pesano le crescenti incertezze legate all’andamento dell’epidemia nelle ultime settimane.

Gli effetti della pandemia continuano a frenare il turismo

L’industria, nonostante le difficoltà legate ai rincari dell’energia e di molte materie prime, prosegue nella tendenza espansiva già registrata nel corso del 2021, e programma per il mese di gennaio 150mila assunzioni. Sono alla ricerca di personale soprattutto le imprese delle costruzioni (46mila entrate), seguite dalle imprese della meccatronica (26mila entrate) e da quelle metallurgiche e dei prodotti in metallo, che prevedono 22mila entrate. Nel complesso, i settori del terziario totalizzano 307mila entrate: in testa i servizi alle imprese (142mila assunzioni), seguiti dal commercio (62mila) e dai servizi alle persone (56mila). La nuova ondata pandemica, riporta Adnkronos, fa sentire i suoi effetti negativi soprattutto sulla filiera turistica, dove le imprese hanno previsto per il momento un calo del 14,6% nell’attivazione dei contratti rispetto a dicembre.

Investimenti green: pochi italiani li conoscono

Il cambiamento climatico è un tema che preoccupa la maggior parte degli italiani, ma molti hanno altrettanto timore di un possibile aumento dei prezzi a causa delle politiche green. Che fare, quindi? Qualche dato sulla situazione, frutto dell’Osservatorio sulla sostenibilità realizzato dal Censis in collaborazione con Assogestioni, l’associazione italiana delle società di gestione del risparmio. Il 79,9% degli italiani ha paura del cambiamento climatico, in particolare dell’aumento sopra 1,5 gradi della temperatura della Terra. La percentuale arriva all’83,8% nel Nord-Est e all’82,7% tra le donne.

Sostenibilità, a quale prezzo?

Sostenibilità sì, ma non se si deve aumentare il prezzo d’acquisto di energia, beni e servizi. Il 73,9% degli italiani, a fronte di questo scenario, afferma che allora bisognerà cercare altre strade per bloccare il riscaldamento globale e non inquinare. All’interno di questa percentuale, lo pensa il 69,5% di chi risiede nel Nord-Ovest, il 73,9% nel Nord-Est, il 79,4% nel Centro e il 74,1% al Sud. Il taglio del potere d’acquisto a causa dell’inflazione o la decrescita economica in cambio del green sono spettri che inquietano. La paura del cambiamento climatico non basta a far passare scelte che riducano il benessere individuale. Se i combustili fossili sono “cattivi” in via di principio, tuttavia non piacciono le alternative che generano una inflazione a trazione green. Del resto, il 44% degli italiani è contrario a pratiche all’insegna della sostenibilità che determinino ulteriori iniquità sociali.

C’è bisogno di chiarezza

Ma ci sono anche delle ombre sulla corretta informazione per quanto riguarda queste tematiche. Il 74,6% degli italiani ritiene che ci sia troppa confusione sui temi del riscaldamento globale e della sostenibilità. Se ne parla tanto, ma la moltiplicazione delle informazioni genera un rumore di fondo che non aiuta a capire. Solo il 26,2% afferma di sapere precisamente cosa si intende per sostenibilità, il 60,8% ne ha una conoscenza per grandi linee e comunque non sarebbe in grado di spiegarlo ad altre persone.

Il ruolo degli investimenti green (poco noti)

Secondo gli intervistati, anche la finanza è una delle strade percorribili per uscire dall’impasse sostenibilità contro inflazione. Secondo il 76,6% la finanza giocherà un ruolo importante, perché il collasso ambientale costituirebbe una minaccia per gli stessi investimenti. Per questo motivo sono importanti gli investimenti sostenibili Esg (Environmental, Social and Governance). Ma ancora il 64,4% degli italiani dice di saperne poco o niente. Il 63,4% ne ha solo sentito parlare. Tuttavia, orientare una parte dei 1.600 miliardi di euro delle famiglie giacenti sui conti correnti (+5% rispetto allo scorso anno) verso l’acquisto di prodotti finanziari Esg sarebbe un boost straordinario per la transizione ecologica. Affinché ciò avvenga, per l’84,6% degli italiani occorre chiarezza e semplicità delle informazioni sugli investimenti Esg in modo da farli apprezzare. Il 72,5% individua nella consulenza finanziaria un attore positivo, che potrebbe promuovere la finanza sostenibile. 

Le figure professionali più richieste nel 2022

Un nuovo anno è alle porte, e in un’epoca di cambiamenti eccezionali e molto veloci, anche per quanto riguarda il mondo del lavoro il 2022 sarà ‘rivoluzionario’. Quindi, chi sta cercando un lavoro, chi desidera migliorare la propria carriera, o chi sta decidendo quale percorso di specializzazione imboccare, deve mantenersi aggiornato sui trend in evoluzione, e soprattutto, su quali saranno le figure più ricercate il prossimo anno. Non ci sono dubbi, il mercato del lavoro è decisamente cambiato, e figure professionali oggi molto ricercate un quinquennio fa non esistevano, o erano del tutto marginali.

Cercasi professioni legate al mondo medico e farmaceutico

“Come diretta conseguenza della lunga emergenza sanitaria che stiamo vivendo tra le figure lavorative più ricercate continueranno sicuramente a esserci quelle legate al mondo medico e al mondo farmaceutico – spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, la società internazionale di head hunting -. Penso ad esempio al Medical Advisor, nonché al Pharmaceutical Marketing Manager, e in generale, a tutte quelle figure necessarie per rendere più efficienti le strutture sanitarie italiane”.
Ma tra le posizioni più ricercate ci sono poi, com’è ormai abitudine, anche diversi profili del mondo digitale.

Dal Data Scientist all’E-commerce manager fino al Giurista d’impresa

“L’analisi dei dati è un’attività fondamentale per un numero sempre maggiore di imprese, ed è per questo motivo che i professionisti dell’interpretazione del dato, a partire dal Data Scientist, figurano tra le priorità in fatto di risorse umane per le più disparate realtà”, aggiunge l’head hunter. E ancora, stando alle stime di Carola Adami, sul mercato del lavoro del nuovo anno altre figure che si presenteranno ‘in grande spolvero’ saranno il Project Manager, l’Export Manager, l’E-commerce manager, nonché il Giurista d’impresa, una figura sempre più ricercata negli ultimi anni. Per capire come si presenterà il mercato del lavoro del futuro, però, non basta guardare alle le professioni più ricercate. È infatti importante guardare anche ai trend più generali.

Occhio ai trend: smart working e reskilling

“Il lavoro da remoto continuerà a essere protagonista anche nei prossimi mesi, un po’ per il perdurare dell’emergenza sanitaria e un po’ per l’adozione stabile dello smart working da parte di tante aziende piccole e grandi, che ne hanno scoperto i vantaggi a partire dal lockdown – sottolinea Adami -. Considerati i rapidi processi evolutivi che abbiano conosciuto e che conosceremo a breve, un altro trend importante è quello del reskilling, con le aziende che investono nella riqualificazione e nella formazione del proprio personale. Chi cerca lavoro, da parte sua, deve essere pronto a colmare eventuali lacune per rendere più appetibile il proprio curriculum vitae”.

Il futuro del lavoro: meno in presenza e sempre più ibrido

Appare sempre più chiaro che non si tornerà indietro. Alcuni dei cambiamenti imposti dalla pandemia alle nostre abitudini quotidiane, infatti, sembrano destinati a restare: e tra questi, almeno parzialmente, c’è il modo di lavorare. Ovviamente si intende tra lavoro “classico”, in azienda o in ufficio, e da remoto, una modalità che ha preso piede proprio nei momenti più duri della pandemia. In base agli ultimi dati, si prevede che in Italia solo il 42% dei dipendenti tornerà stabilmente alla proprio sede di lavoro entro due anni, circa la metà del periodo ante Covid. In ogni caso, si tratta di una percentuale maggiore rispetto a quella attuale, che vede solo il 232% di tutti i lavoratori rientrati in modo fisso alla propria scrivania. A rivelarlo sono i risultati della ricerca Benefit Trends Survey 2021-2022 condotta da Willis Towers Watson su un campione di aziende attive nel nostro Paese e rappresentanti circa 155.000 lavoratori.

L’exploit dei modelli ibridi 

La ricerca evidenzia poi che saranno i modelli ibridi – ovvero un po’ in presenza e un po’ a distanza – le modalità di lavoro più diffuse nei prodigi due anni. Saranno quindi ancora in maggioranza rispetto al lavoro totalmente da remoto, sebbene quest’ultimo abbia registrato una percentuale di crescita maggiore lo scorso anno. Nel 2019 la stragrande maggioranza dei dipendenti (82%) lavorava in ufficio. Solo il 12% dei dipendenti si divideva tra casa e ufficio, e il 6% dei dipendenti operava da remoto: oggi invece queste due ultime categorie rappresentano rispettivamente il 31% e il 38%, con un evidente crescita di entrambe.

L’evoluzione dell’immediato futuro

Si assiste però a un riassestamento della percentuale di dipendenti che lavorano solo da remoto (tra due anni scenderanno dal 38% al 23%), mentre stanno aumentando di contro quelli che lavorano in presenza (tra due anni saliranno dal 32% al 42%) e in modalità ibrida (dal 31% al 35%). Sette aziende su dieci (71%), inoltre, progettano oggi di consentire un pieno ritorno in ufficio su base volontaria entro la fine dell’anno, mentre il 47% non sono ancora sicure di quando termineranno i protocolli anti-Covid e solo un 10% prevede di fermarli prima del 2022.
“Il lavoro ibrido è destinato a giocare un ruolo di primo piano in futuro, andando a coprire fino a un terzo della forza lavoro aziendale. Abbiamo sperimentato cambiamenti profondi durante il Covid e le persone hanno bisogno di essere sostenute in questa transizione. Nel passaggio verso la “nuova normalità” le aziende devono concentrarsi sulla employee experience, personalizzando l’offerta di benefit, integrando il wellbeing nei propri programmi e supportando i dipendenti in un contesto di lavoro più agile e flessibile”, spiega Alessandro Brioschi, Health & Benefit Senior Consultant di Willis Towers Watson.

Con l’app si valuta la qualità di cibi e cosmetici, ma non solo

È Yuka l’app più usata per valutare la qualità di cibi e cosmetici, ma ce ne sono tante altre, e non solo per il beauty e il food confezionato, ma anche per scarpe e vestiti. Insomma, i nuovi consulenti dei consumatori sono le app. Yuka, ad esempio, è utilizzata in 11 paesi nel mondo da oltre 20 milioni di persone, e in Italia è stata scaricata oltre 10 milioni di volte. Il segreto di tanto successo? Basta inquadrare il codice a barre dei prodotti con il telefonino e l’app promuove o boccia il contenuto in relazione alla qualità per la nostra salute, con tanto di semaforo verde, giallo o rosso. In pratica l’app scansiona i prodotti e analizza nel dettaglio i componenti riportati sull’etichetta. E se gli adolescenti la usano per inquadrare le merendine preferite e scoprire in pochi secondi cosa stanno per mangiare, le signore ‘beauty addicted’ la utilizzano per confrontare rossetti e creme, e i neo-genitori per scegliere quali omogeneizzati è meglio (non) acquistare.

Eccellente, buono, mediocre o scarso? 

Yuka è un’applicazione francese e valuta la qualità secondo il metodo di etichettatura ‘Nutriscore’ a semaforo, mentre in Italia si usa il sistema ‘Nutriform Battery’, che elenca in modo più preciso e dettagliato la composizione nutrizionale. Il sistema giudica però in modo semplice e immediato se il prodotto alimentare è eccellente, buono, mediocre o scarso tenendo conto della qualità nutrizionale. In pratica, il contenuto di zuccheri, sale, calorie, fibre, grassi rappresenta il 60% della valutazione, la presenza di additivi conta per il 30% nella valutazione, e il profilo bio ‘vale’ il 10%. Per i cosmetici giudica le sostanze chimiche prsenti, se innocue o potenzialmente dannose.

Un sistema credibile perché indipendente

Insomma, l’applicazione del momento segue il nuovo trend che vede le app scaricate sugli smartphone sempre più al centro dello shopping e della nostra vita. Gli informatici francesi che hanno inventato Yuka garantiscono che il sistema è credibile perché indipendente e basato su un database mondiale che cresce di giorno in giorno. Ma, soprattutto, è attendibile perché non riceve alcun finanziamento da parte di brand, ma solo dagli utenti. Sul fronte alimentare oltre Yuka c’è l’analoga Edo, ma esistono da qualche anno le app che rivelano marca e prezzo di vestiti e scarpe, che magari vediamo indossati da qualcuno che attraversa la strada o che notiamo sulle riviste o sui social.

Cresce l’uso di applicazioni che supportano le scelte dei consumatori

Un esempio è ASAP54, definita ‘lo Shazam della moda’, oppure Snap Fashion. Ci sono poi quelle che aiutano a scegliere l’outfit migliore, come My Dressing o ClosetSpace, o ancora, StyleBook, riporta Ansa.  Anche sul fronte dei cosmetici cresce l’uso di applicazioni che supportano le scelte. Si va da INCIBeauty (un milione di download) a Greenity-Bio Inci cosmetici (oltre centomila download), oppure Biotiful, che traduce in termini semplici l’INCI, l’elenco ingredienti, e confronta prezzi e recensioni. Proprio come Shazam, che indovina le canzoni in pochi secondi, le nuove app mettono al centro il consumatore risolvendo dubbi e difficoltà all’istante. 

Il post-pandemia non segna il declino dello smart working

Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano con l’avanzamento della campagna vaccinale in Italia diminuisce progressivamente il numero degli smart worker, passati da 5,37 milioni nel primo trimestre del 2021 a 4,07 milioni nel terzo.
Di fatto a settembre si contano complessivamente 1,77 milioni di lavoratori agili nelle grandi imprese, 630mila nelle Pmi, 810mila nelle micro imprese, e 860mila nella PA. Il graduale rientro in ufficio non segna però in generale un declino dello smart working. Al contrario, rispetto ai numeri registrati a settembre le organizzazioni prevedono un aumento dei lavoratori agili. Si prevede infatti che saranno 4,38 milioni i lavoratori che opereranno almeno in parte da remoto (+8%), di cui 2,03 milioni nelle grandi imprese, 700mila delle Pmi, 970mila nelle micro imprese, e 680mila nella PA.

La scelta di proseguire è motivata dai benefici riscontrati da lavoratori e aziende

Dopo la pandemia lo smart working rimarrà, o sarà introdotto, nell’89% delle grandi aziende, nel 62% delle PA, e nel 35% delle Pmi, anche se un terzo di loro prevede di abbandonarlo. La scelta di proseguire con lo smart working è motivata dai benefici riscontrati da lavoratori e aziende. Ad esempio, l’equilibrio fra lavoro e vita privata è migliorato per l‘89% delle grandi imprese, il 55% delle Pmi, e l’82% delle PA. In generale, la modalità di lavoro tenderà a essere ibrida, alla ricerca di un miglior equilibrio fra lavoro in sede e a distanza. In particolare, nelle grandi imprese sarà possibile lavorare a distanza mediamente per tre giorni a settimana, e due nelle PA.

Lavoratori soddisfatti. Ma c’è qualche ripercussione negativa

Nel complesso la diffusione dello smart working ha avuto un impatto positivo sui lavoratori. Per il 39% è migliorato il proprio work-life balance, il 38% si sente più efficiente nello svolgimento della propria mansione e il 35% più efficace. Inoltre, secondo il 32% è cresciuta la fiducia fra manager e collaboratori, e per il 31% la comunicazione fra colleghi. Ma il perdurare della pandemia e i lunghi periodi di lavoro da casa hanno anche avuto alcune ripercussioni negative: è infatti diminuita ulteriormente la percentuale di smart worker pienamente ingaggiati, passata dal 18% al 7%, e tra i lavoratori aumenta il livello di tecnostress e overworking.

I benefici sociali e ambientali sono tanti

I benefici e le opportunità che derivano dallo smart working riguardano non solo le organizzazioni e i lavoratori, ma anche una maggiore sostenibilità sociale e ambientale. Secondo le grandi imprese, la sua applicazione su larga scala favorisce l’inclusione di chi vive lontano dalla sede di lavoro (81%), dei genitori (79%) e di chi si prende cura di anziani e disabili (63%). La possibilità di lavorare in media 2,5 giorni a settimana da casa porterà poi al risparmio di 123 ore l’anno e 1.450 euro in meno per ogni lavoratore che usa l’automobile per recarsi in ufficio. E in termini di sostenibilità ambientale, la sua applicazione comporterà minori emissioni: circa 1,8 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno.

Cybersecurity: le aziende sono vulnerabili agli attacchi alla supply chain

Secondo il Report Acronis sulla preparazione digitale 2021, oltre la metà dei responsabili IT ritiene che l’impiego di un ‘software conosciuto e attendibile’ sia una protezione sufficiente agli attacchi informatici, il che trasforma le organizzazioni in un facile bersaglio dei cybercriminali. Tanto che il 53% delle aziende a livello globale sembra avere una percezione falsata della sicurezza rispetto agli attacchi alla supply chain. Inoltre, tre aziende su dieci riferiscono di aver dovuto affrontare almeno un attacco informatico al giorno, e solo il 20% delle aziende segnala di non aver subito alcun attacco, una percentuale in calo rispetto al 32% del 2020.

Il phishing è il tipo di attacco più diffuso

Il 2021 è stato decisamente l’anno del phishing: la richiesta di soluzioni per il filtraggio degli URL è decuplicata rispetto all’anno precedente, e ora il 20% delle aziende globali riconosce la pericolosità di questa minaccia. Le tipologie di attacco più diffuse quest’anno hanno raggiunto livelli record, incluso appunto il phishing, la cui frequenza continua a crescere collocando questo tipo di attacco al primo posto (58%). Nel 2021 però è netto anche l’incremento degli attacchi malware, rilevati dal 36,5% delle aziende, con un aumento rispetto al 22,2% del 2020. Malgrado la crescente consapevolezza circa l’autenticazione a più fattori, quasi la metà dei responsabili IT (47%) non ha ancora adottato questo tipo di soluzioni, lasciando la propria azienda vulnerabile.

II lavoro da remoto rende più complessi gli ambienti IT

Inoltre, con il lavoro da remoto ormai riconosciuto come modalità a lungo termine, oggi è ancora più importante che i responsabili IT possano controllare e gestire una vasta gamma di dispositivi remoti. Non sorprende quindi che sia triplicata la richiesta di strumenti più sicuri per la gestione e il monitoraggio da remoto, che sale al 35,7% contro il 10% del 2020. Quest’anno poi le aziende continuano ad adottare nuove soluzioni, ma ciò contribuisce ad aumentare la complessità degli ambienti IT, una potenziale causa di ulteriori violazioni e di future e impreviste interruzioni operative.

Un telelavoratore su cinque riceve oltre 20 e-mail pericolose al mese

Un telelavoratore su quattro ha segnalato la carenza di supporto IT come una delle principali difficoltà affrontate nel corso dell’anno, e sempre un telelavoratore su quattro non utilizza l’autenticazione a più fattori, quindi diventa facile bersaglio delle tecniche di phishing. In media, un telelavoratore su cinque è vittima di un attacco di phishing serio e riceve oltre 20 e-mail pericolose al mese. Il 71% degli intervistati ha confermato di ricevere tentativi di phishing ogni mese. Malgrado i crescenti pericoli per i dipendenti, il lavoro da remoto è una realtà destinata a durare: si continuerà a lavorare e ad assumere da remoto. È un dato di fatto a cui la maggior parte dei professionisti IT deve ancora prepararsi, trovando soluzioni per la carenza di hardware, l’aumento della complessità e il maggior fabbisogno di supporto IT e soluzioni avanzate di Cyber Security. È una vera e propria crisi esistenziale alla quale le aziende devono far fronte. In caso contrario, i costi potenziali possono essere davvero eccessivi.

Instagram celebra il suo 11° compleanno. I consigli per usarla in modo sicuro

Da piccolo servizio di condivisione foto a uno dei social network più popolari al mondo: Instagram compie 11 anni, e secondo quanto riportato dai dati di eMarketer a oggi conta 1,074 miliardi di utenti in tutto il mondo. Tramite la piattaforma gli utenti ora possono avere accesso a negozi online, incontrare persone con le stesse passioni, prenotare i servizi più disparati, o anche ‘incontrare l’amore’. Ma tenuto conto del numero elevato di utenti che ogni giorno accedono all’app gli esperti di Kaspersky hanno stilato una lista di raccomandazioni su come mantenere protetti i dati sensibili e l’account. Prestare attenzione al livello di privacy del proprio account è infatti una misura di sicurezza necessaria per evitare che i criminali informatici entrino in possesso delle informazioni personali.
Una possibile opzione è rendere privato l’account Instagram, in modo che i propri post siano visibili solo a follower approvati.

Verificare, controllare e cancellare le proprie tracce digitali

Verificare, controllare e cancellare le proprie tracce digitali, rimuovendo, ad esempio, le informazioni sui metodi di pagamento dall’account, è fondamentale per proteggersi da furti di dati. Nell’app ci sono istruzioni per configurare iOS e Android in tal senso. Inoltre, è raccomandabile rimuovere il numero di telefono per evitare di essere contattato da sconosciuti. Proteggere i dati personali è poi una misura che aiuterà a mantenere il controllo dei dati condivisi con la piattaforma. In primo luogo, rimuovere i contatti sincronizzati, che Instagram utilizza per offrire suggerimenti su account da seguire o mostrare annunci mirati. Allo stesso modo, bloccare le applicazioni di terze parti collegate al proprio account Instagram: questo permette di eliminare attività non autorizzate sul proprio account, riducendo il rischio di perdita di dati.

Attenzione alla condivisione

Ovviamente, non utilizzare la stessa password per l’account Instagram e per altri servizi. I programmi di password manager possono aiutare a memorizzare una sola password principale e a superare la difficoltà di doverne memorizzare di più complesse. “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” è comunque la regola migliore per proteggere i dati personali e i dispositivi. I link malevoli possono essere inviati da amici, colleghi o anche partner di gioco online i cui account sono stati compromessi. Pertanto, verificare la validità dei link ricevuti prima di cliccarci sopra, inserendo l’indirizzo web direttamente nel browser o puntando il cursore sul link per valutarne la legittimità. Inoltre, prestare attenzione alla condivisione di scansioni e foto, soprattutto quando si tratta di documenti d’identità, biglietti e documenti di fatturazione. E non condividere le informazioni sui propri spostamenti e sugli orari di viaggio.