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Immobili d’alto profilo a Monza e Brianza

Vivere in un appartamento lussuoso e confortevole è il sogno di quanti desiderano acquisire un immobile d’alto profilo, sia dal punto di vista architettonico che storico o paesaggistico. Il mercato di riferimento è particolare e diverso dal solito mercato immobiliare. Per questo motivo, nel caso in cui si desideri acquistare o vendere un appartamento di un certo prestigio, è bene rivolgersi ad una agenzia specializzata nell’intermediazione di immobili di lusso. Lo studio di intermediazione immobiliare Franco Guerrieri è una rinomata realtà del settore immobiliare Monza, ed offre ai propri clienti tutta l’assistenza necessaria sia prima che dopo aver concluso l’acquisto o la vendita dell’unità immobiliare desiderata.

Lo studio Franco Guerrieri propone tantissime soluzioni dal grande rilievo architettonico e storico, tra le quali c’è sicuramente quella in grado di soddisfare ogni necessità individuale. Già sul sito ufficiale è possibile visionare in anteprima le accurate gallerie fotografiche relative a ciascuna unità immobiliare a disposizione, così da farsi un’idea ben precisa. Lo studio Franco Guerrieri assicura ai propri clienti tutta la discrezione e la privacy di cui si ha bisogno in questi casi, e supporta il cliente in ogni fase della trattativa, nonché per quel che riguarda gli aspetti legali e burocratici legati ad un eventuale acquisto o vendita di una unità immobiliare.

Inoltre, lo studio è in grado di proporre anche supporto per quel che riguarda una eventuale consulenza tecnica legata alla ristrutturazione di un immobile, o all’organizzazione di un sopralluogo. Lo studio di intermediazione immobiliare Franco Guerrieri mette dunque a disposizione tutta la ventennale esperienza maturata nel settore e garantisce una accurata selezione delle soluzioni immobiliari proposte, offrendo ai propri clienti tutta la riservatezza e la discrezionalità di cui si avverte il bisogno quando si mettono in piedi trattative importanti che riguardano beni immobili di un certo prestigio.



L’Italia è al 9° posto per rischi online

L’Italia si posiziona al 9° posto per l’esposizione ai rischi online. Microsoft ha diffuso i risultati dell’edizione 2019 del Digital Civility Index, la ricerca che analizza le attitudini e le percezioni degli adolescenti (13-17) e degli adulti (18-74) rispetto all’educazione civica digitale e alla sicurezza online in 22 Paesi, Italia inclusa. In particolare, il 64,5% degli intervistati dichiara di essere stato vittima diretta, o di conoscere almeno un amico o familiare che ha vissuto l’esperienza di essere stato vittima di almeno uno dei tre principali rischi online, ovvero contatti indesiderati, fake news e cyberbullismo.

I tre rischi maggiori: contatti indesiderati, fake news e bullismo

In Italia, la tipologia di contatto indesiderato più comune, riscontrato dal 48% degli intervistati contro il 36% a livello globale, si verifica nel momento in cui una persona insiste nel voler socializzare con il suo interlocutore contro la sua volontà, riferisce Askanews. Ma è il fenomeno delle fake news a ricorrere in Italia con più probabilità rispetto al resto dell’Europa: il 62% degli italiani si imbatte infatti nelle notizie false contro il 57% a livello globale. E il bullismo non è da meno. Il 52% degli intervistati italiani contro il 51% nel mondo dichiara di aver ricevuto offese online, in particolare di essere stato definito con nomi denigratori.

Dal rischio virtuale a quello reale il passo è breve

Il 53% degli intervistati italiani ha incontrato di persona l’autore della minaccia e, nel 26% dei casi, le minacce sono state perpetrate da familiari e amici (+8% rispetto allo scorso anno).

Lo studio mette poi in luce anche le reazioni delle vittime dei rischi online. Se diminuisce la fiducia da parte delle vittime nelle persone sia online (48%) sia offline (34%) il 28% delle vittime di conseguenza riduce le attività su social media, blog e forum. Al contempo, cala rispetto allo scorso anno la volontà di compiere azioni positive dopo essere stati esposti ai rischi online. Diminuisce infatti del 2% l’inclinazione a trattare gli altri con rispetto e dignità e del 5% la propensione a utilizzare impostazioni di privacy più rigide sui social media.

Millennial e ragazze le categorie demografiche più colpite

I Millennial e le adolescenti sono le categorie demografiche che soffrono di più a causa dei rischi online, anche rispetto ai loro pari nel mondo: il 69% dei nati tra gli anni 80 e 90 e il 69% delle teenager dichiara infatti di provare molto disagio per questo tipo di esperienza

Dal Digital Civility Index inoltre emerge che il 44% dei teenager si rivolge ai propri genitori per chiedere aiuto (+2% rispetto alla media globale) a dimostrazione dell’efficacia delle campagne di sensibilizzazione da parte delle istituzioni e aziende sul tema



Italiani inseparabili dall’auto. Ma poco attenti alla sicurezza

L’auto vince la sfida contro i mezzi pubblici. Quasi inseparabile per 6,5 italiani su 10, l’automobile è la più amata per spostarsi da circa 27 milioni di italiani, e nel lungo periodo si riduce il ricorso al trasporto pubblico. Questo uno dei dati che emerge dal rapporto Censis-Michelin sulle abitudini della mobilità in Italia, che inoltre attesta la poca fiducia nell’auto a guida automatica (un guidatore su due), e la scarsa attenzione alla sicurezza al volante. Secondo i dati della polizia stradale, si predica bene, ma si razzola malissimo.

Scende l’uso del trasporto pubblico

L’auto cresce ancora nella percentuale di chi preferisce l’auto ai mezzi pubblici. Se nel 2001 era utilizzata dal 57,4% degli italiani oggi la percentuale sale al 65,4%. Quanto al trasporto pubblico, ne fa uso il 4,4% degli italiani, un dato in calo del 20,3% dal 2001. Dal rapporto Censis-Michelin emerge inoltre che un pendolare in Italia percorre circa 28,8 km al giorno e impiega 57,5 minuti. E a percorrere le maggiori distanze sono le donne e gli anziani, i residenti nel Nordovest, e quelli dei piccoli Comuni. Viaggiare sicuri poi è il primo desiderio degli italiani che si spostano. Che prima della partenza controllano soprattutto i freni (71,7%), gli pneumatici (64,7%), l’olio del motore (36,2%), le cinture di sicurezza e l’airbag (30,1), l’acqua del radiatore (22%), il funzionamento delle luci (18,5%), la frizione (22%)

Più di 17.000 violazioni per gomme usurate o malridotte

Per quanto riguarda la sicurezza, però “Gli italiani predicano bene, ma razzolano malissimo”, afferma il direttore centrale della polizia stradale, ferroviaria Roberto Sgalla. Durante i controlli ordinari, riporta Ansa, nel 2018 la polizia stradale ha elevato 12.946 violazioni per guida con pneumatici inefficienti (con il battistrada usurato) e 4.311 violazioni per il battistrada con lesioni e tagli. Per il piano Vacanze sicure 2018, attuato fra il 20 aprile e il 31 maggio 2018, su circa 10mila veicoli controllati in 7 regioni, gli pneumatici sono risultati non conformi nel 24,72% dei casi.

Dati preoccupanti sulle attività illegali dei gommisti

Secondo il rapporto in Italia invecchia anche il parco auto, con un aumento dell’età media delle vetture controllate di 8 anni e 2 mesi. “Sono dati estremamente preoccupanti, l’utente guarda poco alla macchina – commenta Sgalla -. Abbiamo scoperto un mondo di illegalità che è terribile”, aggiunge il direttore a proposito della attività legate ai gommisti. In particolare, nel maggio 2018 la polizia stradale ha effettuato controlli straordinari su 279 attività: di queste 72 sono risultate irregolari (di cui 33 abusive), 27 le persone denunciate, 98 le sanzioni (72 amministrative e 27 penali), 166 gli pneumatici sequestrati, di cui 155 destinati alla vendita e 9 non omologati.



Italia, segno meno alle performance ambientali

L’Italia rallenta sul fronte dello sviluppo delle rinnovabili, e non ha una politica climatica nazionale adeguata agli obiettivi di Parigi. Nel 2017 le emissioni sono diminuite solo dello 0,3% rispetto all’anno precedente, e appena del 17,7% rispetto al 1990. L’Italia quindi scende nella classifica delle performance ambientali del rapporto Germanwatch 2018, perdendo sette posizioni, e piazzandosi al 23° posto. Era al 16° nel 2017. Il rapporto, presentato alla conferenza Onu sul clima, misura le performance climatiche di 56 Paesi più l’Unione Europea nel suo complesso, che insieme contribuiscono al 90% delle emissioni globali.

Il podio resta vuoto, Svezia più virtuosa al 4° posto

Anche quest’anno nella classifica di Germanwatch 2018 il podio resta vuoto. Nessuno dei Paesi analizzati raggiunge infatti i risultati necessari a contrastare in maniera efficace i cambiamenti climatici, e supera la soglia critica di 1,5°C.

La Svezia, il Paese più virtuoso, si piazza perciò al 4° posto, segue il Marocco, grazie ai considerevoli investimenti nelle rinnovabili e a un’ambiziosa politica climatica. Tra i Paesi emergenti, riporta Adnkronos, l’India fa un importante passo in avanti posizionandosi all’11° posto, per le basse emissioni pro-capite e il considerevole sviluppo delle rinnovabili. E per la prima volta la Cina lascia le retrovie e raggiunge il centro della classifica (33°).

L’Unione Europea nel suo complesso fa un piccolo passo in avanti, e sale al 16° posto rispetto al 21° dello scorso anno. grazie a una politica climatica che ha l’obiettivo di raggiungere entro il 2050 zero emissioni nette.

L’America di Trump indietreggia in quasi tutti gli indicatori

Trend negativo per la Germania (27°), dovuto alla quota ancora considerevole del carbone nel mix energetico nazionale, la mancanza di decisioni sul suo phasing-out, e l’assenza di una strategia per la decarbonizzazione dei trasporti.

In fondo alla classifica si posizionano Arabia Saudita (60°) e Stati Uniti (59°), che con la presidenza di Donald Trump indietreggiano in quasi tutti gli indicatori.

Segnali positivi giungono però dall’Alleanza per il Clima, composta da oltre 3000 tra Stati, città, imprese nazionali e multinazionali, università e college americani, e al lavoro per mantenere gli impegni assunti a Parigi attraverso un’azione congiunta che bypassi l’amministrazione federale.

Il Climate Change Performance Index di Germanwatch

Il rapporto di Germanwatch è realizzato in collaborazione con CAN e NewClimate Institute e, per l’Italia, con Legambiente. Germanwatch misura le performance dei vari Paesi attraverso il Climate Change Performance Index (CCPI), prendendo come parametro di riferimento gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e gli impegni assunti al 2030.

Il CCPI si basa per il 40% sul trend delle emissioni, per il 20% sullo sviluppo sia delle fonti rinnovabili sia dell’efficienza energetica, e per il restante 20% sulla politica climatica dei Paesi.



Inps, reperibilità malattia: attenti a…

Malattia, reperibilità, visite mediche, esoneri… Negli ultimi tempi si è molto parlato di questo argomento. Già, perché il rischio di commettere errori, anche in buona fede, è davvero alto e può costare caro. Ecco perché l’INPS ha pubblicato sul suo sito alcuni utili chiarimenti, ripresi dall’agenzia AdnKronos.

Visite mediche di controllo domiciliari

Per l’esonero dalle visite mediche di controllo domiciliari “molti lavoratori stanno chiedendo ai propri medici curanti di apporre il codice ‘E’ nei certificati al fine di ottenere l’esenzione dal controllo” scrive l’Inps sul suo sito. Che precisa: “In primo luogo, che le norme non prevedono l’esonero dal controllo ma solo dalla reperibilità: questo significa che il controllo concordato è sempre possibile, come ben esplicitato nella circolare Inps 7 giugno 2016, n. 95”.

Esclusione, quando
”Il medico curante certificatore può applicare solo ed esclusivamente le ‘agevolazioni’ previste dai vigenti decreti quali uniche situazioni che escludono dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità” continua la nota sul sito. Queste situazioni sono contenute in due provvedimenti: nel decreto del ministero del Lavoro 11 gennaio 2016, per i lavoratori subordinati dipendenti dai datori di lavoro privati (e riguardano patologie gravi che richiedono terapie salvavita; o stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%); nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri 17 ottobre 2017 n. 206 per i dipendenti pubblici (e includono patologie gravi che richiedono terapie salvavita; causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della ‘Tabella A’ allegata al decreto del presidente della Repubblica 30 dicembre 1981 n. 834 o a patologie rientranti nella ‘Tabella E’ dello stesso decreto; e ancora, stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%)”. Solo in questi casi, dice l’Istituto “la segnalazione da parte del curante deve essere apposta al momento della redazione del certificato e non può essere aggiunta ex post, proprio perché l’esonero è dalla reperibilità e non dal controllo”.
Il Codice E è per uso interno

Per quanto riguarda il ‘Codice E’ indicato nel messaggio 13 luglio 2015, n. 4752, è riservato “a esclusivo uso interno riservato ai medici Inps durante la disamina dei certificati pervenuti per esprimere le opportune decisionalità tecnico-professionali, secondo precise disposizioni centralmente impartite in merito alle malattie gravissime” spiega l’Inps. Quindi “qualsiasi eventuale annotazione nelle note di diagnosi della dizione ‘Codice E’ non può evidentemente produrre alcun effetto di esonero né dal controllo né dalla reperibilità, rimanendo possibile la predisposizione di visite mediche di controllo domiciliare sia a cura dei datori di lavoro che d’ufficio”.



Certificazione digitale, nasce il primo polo europeo

La necessità di certificare l’identità dei clienti online è la sfida principale delle aziende impegnate nel processo di trasformazione digitale. Quando si stipulano accordi online è infatti necessario garantire la certezza delle identità delle parti, e assicurare il valore legale dei documenti sottoscritti durante un accordo. Occorrono quindi strumenti che sappiano conciliare la sicurezza e l’aderenza alla normativa con l’immediatezza e la praticità del mondo digitale.

Garantire la sicurezza delle transazioni commerciali in rete è proprio l’obiettivo del primo polo europeo per la certificazione digitale, nato dalla certification authority italiana InfoCert (Gruppo Tecnoinvestimenti), insieme a Camerfirma, una delle principali autorità di certificazione spagnole.

Un “campione europeo” del digital trust

Nell’era digitale, sia per chi opera a livello locale sia a livello internazionale, la sicurezza delle transazioni e delle comunicazioni è fondamentale. “Grazie all’ingresso in InfoCert Gruppo Tecnoinvestimenti – spiega Alfonso Carcasona, Managing Director di Camerfirma – le sinergie in infrastrutture, innovazione e sviluppo di nuovi prodotti e soluzioni si traducono in benefici tangibili per i nostri clienti attuali e potenziali”. Di sicurezza, mercato unico digitale e strumenti per la certificazione si è discusso a Madrid, nel corso del convegno dal titolo Costruendo il futuro digitale. Dove InfoCert ha dichiarato la propria ambizione a diventare “campione europeo” del digital trust.

Una rampa di lancio per l’espansione nei mercati di Francia, Belgio e Olanda.

La crescita di InfoCert è avvenuta attraverso una strategia di acquisizioni, che ha portato nel 2018 all’acquisizione di Camerfirma, e del 50% di Luxtrust, certification autority del Lussemburgo.

L’acquisizione di Camerfirma è stata la prima pietra miliare del percorso di sviluppo internazionale di InfoCert, cui ha fatto seguito il recente annuncio della sua joint venture paritetica con LuxTrust, il principale fornitore di Trust Services in Lussemburgo. Una vera e propria rampa di lancio per l’espansione di InfoCert nei mercati di Francia, Belgio e Olanda.

L’integrazione delle offerte permette una copertura di mercato più efficace

L’evento di Madrid ha consentito a Camerfirma e InfoCert di “presentarsi a una platea autorevole nel loro comune ruolo di fornitore europeo di servizi fiduciari, ma con solide radici istituzionali nel mercato nazionale spagnolo – dichiara Danilo Cattaneo, Amministratore Delegato di InfoCert Gruppo Tecnoinvestimenti -. L’integrazione delle nostre rispettive offerte ci permette una copertura di mercato più efficace, con servizi più ricchi e capaci di aiutare concretamente le organizzazioni pubbliche e private a rispondere al meglio alle sfide che le attendono”



Reggio Emilia è la più social d’Italia

L’Emilia Romagna è la regione più social d’Italia, e Reggio Emilia la città che nel 2018 condivide con la regione questo primato per numero di canali attivi. Scalzata Torino, in testa nel 2017, Reggio Emilia quest’anno condivide il podio insieme ad altre due città emiliane, Bologna e Ferrara, rispettivamente, in seconda e terza posizione.

È quanto emerge dall’indagine di FPA, società del gruppo Digital360, sulla presenza, l’uso e la performance sui social network di 107 Comuni capoluogo di provincia. Ed è anche uno dei 100 indicatori contenuti nel Rapporto ICity Rate 2018, che verrà presentato il 17 ottobre a Firenze nel corso della manifestazione ICity Lab, insieme alla classifica delle città più smart e sostenibili d’Italia.

I numeri e i social di Reggio Emilia

 

“Siamo il Comune con il maggior numero di canali attivi e con un crescente numero di interazioni Questo significa che utilizziamo i social network non solo per informare e comunicare scelte, progetti, realizzazioni, servizi del Comune – commenta l’assessore all’Agenda digitale Valeria Montanari – ma anche per coinvolgere, interagire e dialogare con i nostri cittadini”.

L’Amministrazione Comunale ha esordito su Facebook nel 2009 e il profilo istituzionale a settembre 2018 conta, 32.986 “like”, mentre su Twitter (@ComuneRE) è presente dal 2011 e a oggi conta 9.551 follower. Su Instagram l’apertura del profilo @comunedireggioemilia è datata invece 2013 (a oggi 8.744 follower).

Telegram è il social più recente per l’Amministrazione, che nel 2016, ha sviluppato con una start up del territorio un bot (@ComuneREbot) al quale oggi si contano 1.866 cittadini iscritti, riporta la Gazzetta di Reggio.

Le più seguite sono Roma, Milano e Torino

A livello di follower, tuttavia, sono Roma, Milano e Torino a raccogliere più seguaci in assoluto su Facebook e Twitter. In base all’indagine di Fpa, Firenze spicca però per il numero di seguaci in rapporto al numero di abitanti. E il capoluogo della Toscana su Twitter è seguito da circa un quarto della popolazione (24,6%). Su Facebook invece Verbania, Crotone e Pesaro vantano un seguito, rispettivamente, del 41,5%, 36,9% e 34,5%, mentre Napoli, Cesena e Monza sono le città più attive su YouTube nell’ultimo anno, riferisce Ansa.

Il più amato è ancora Facebook

In generale il social più amato dalle città è ancora Facebook, scelto come canale di comunicazione da 82 comuni capoluogo (tre in meno rispetto al 2017). Seguono Twitter con 79 città presenti (73 lo scorso anno), YouTube con 71 (67 nella precedente rilevazione) e Instagram con 26, in crescita rispetto ai 21 del 2017.

Stabile, invece, l’uso di Google+ (15), mentre cala la presenza delle città su Flickr (da 15 a 13) e su Pinterest (da 5 a 4).

Ci sono poi alcuni comuni che hanno sperimentato canali inediti, come WhatsApp (Reggio Emilia, Bologna, Rimini, Siracusa e Ancona) e LinkedIn (Roma Capitale e Pavia).



Gli italiani tornano a fare le vacanze? Pare di sì, e pure a settembre

L’estate 218 sembra essere propizia per il ritorno degli italiani alla (bella) pratica delle vacanze. Lo rivela Federalberghi, la Federazione delle associazioni italiane Alberghi e Turismo, che ha previsto che da giugno a settembre saranno 34,5 i nostri connazionali in viaggio, pari al 57% della popolazione. Nel complesso, l’incremento rispetto all’estate 2017 è pari al +0,5%. Bene anche il giro d’affari del comparto, previsto a 24,1 miliardi di euro.

Italiani in Italia

“Siamo un popolo che ama viaggiare nel suo Paese: questo sembrerebbe dimostrare la fotografia del movimento turistico degli italiani per l’estate 2018. La nostra indagine rivela che è aumentato il numero dei connazionali che faranno la loro vacanza principale in Italia: l’80,2% resterà nel Belpaese contro il 78,6% dello scorso anno” dice il presidente della federazione Bernabò Bocca. Come di consueto, per coloro che resteranno in Italia il mare si conferma la meta preferita dagli italiani per le vacanze estive, accogliendo il 67% dei viaggiatori. Seguono la montagna con il 9,5% delle preferenze, le località d’arte maggiori e minori con il 7,3%. Buona la performance delle località termali (4,5%) e dei laghi (3,5%). La durata media della vacanza si attesta a 10 giorni.

Capitali europee le preferite all’estero

Il 19,3% dei connazionali che si recherà oltre confine visiterà soprattutto le grandi capitali europee (49,5%) e le località marine (stabili al 17,5%).

Il giro d’affari

La spesa media complessiva stimata per le vacanze estive (comprensiva di viaggio, vitto, alloggio e divertimenti) risulta in crescita rispetto allo scorso anno, attestandosi sugli 911 euro contro gli 838 euro del 2017. Il giro d’affari complessivo è di 24,1 miliardi di euro, in aumento del 9,5% rispetto ai 22 miliardi dell’estate 2017.

I mesi più vacanzieri

Senza troppe sorprese, Agosto si conferma il mese leader, con il 60,3% degli italiani che lo scelgono per la propria vacanza principale, seppur in calo rispetto allo scorso anno (68,4%), a tutto vantaggio del mese di settembre, che fa registrare un 19,5% di presenze, rispetto al 12,4% del 2017.

“L’elemento che trovo distintivo sta nel fatto che per quest’anno si prevede uno spostamento dei flussi in favore del mese di settembre. Sono istintivamente portato a pensare che ciò vada letto in un’ottica positiva: questa crescita potrebbe fare da leva e dare un forte input alle politiche di destagionalizzazione che la nostra Federazione sostiene da sempre per il bene e lo sviluppo turistico del Paese” conclude il presidente di Federalberghi.



Collezioni Leon Louis: creatività e design da indossare

Quando la moda creativa ed in linea con le tendenze del momento incontra la qualità dei tessuti e delle lavorazioni, nascono i capi d’abbigliamento Leon Louis. Questo famoso brand ha presentato la sua prima collezione al mondo nel 2010 e da allora ha registrato un crescendo di consensi continuo, sino a divenire un punto di riferimento per tantissimi giovani che desiderano vestire alla moda ed in maniera ricercata. È sufficiente dare un’occhiata alle sue collezioni per rendersi conto del lavoro di ricerca e lo stile che traspare da ogni singolo capo di abbigliamento, frutto di una passione per il design di qualità che ha portato questo marchio a ricoprire un ruolo di rilievo nel settore. Leon Louis è dunque sinonimo di qualità e personalità, così come di lavorazione raffinata e ricerca di soluzioni all’avanguardia che sono alla base di quel mix magico che gli consentono di essere oggi la prima scelta per tantissimi giovani e meno giovani.

Se non conosci ancora in dettaglio le collezioni Leon Louis è arrivato il momento di rimediare e dare un nuovo look al tuo outfit, grazie alle proposte ricche di stile e personalità che ti attendono. Puoi farti già un’idea su revolutionconceptstore.it e scoprire la qualità ed il design unico che caratterizza ogni capo Leon Louis: dai giubbini ai pantaloni, dai bermuda ai jeans, qui puoi trovare veramente tutto ciò di cui hai bisogno per completare il tuo abbigliamento ed aggiungere quel pizzico di personalità in più che ancora manca nel tuo armadio. Divertiti a scoprire le tantissime proposte a disposizione e scegli in base a ciò che pensi possa fare maggiormente al caso tuo. Sfruttando le promozioni del momento inoltre, potrai acquistare i capi che preferisci ad un prezzo più basso rispetto quello originale, e ricevere comodamente la merce a casa entro un paio di giorni lavorativi.



Twitter versus Fake: stop ai profili “taroccati”

Pare in fase di estinzione l’epoca d’oro degli account falsi. Per primi, a voler porre fine al problema di violazione e appropriazione indebita di “identità social”, sono stati i “fratelli” Instagram e Facebook, procedendo alla disattivazione di tutti gli account falsi creati sulle proprie piattaforme.

La volta di Twitter nell’operazione pulizia

Ora tocca a Twitter, non nuova ad operazioni simili, che negli ultimi mesi ne ha sospesi oltre 70 milioni. A diffonderne notizia, il Washington Post, citando un documento riservato di cui sarebbe entrato in possesso.

Un freno alla libertà di espressione?

Il quotidiano americano, a lungo autoproclamatosi “il braccio della libertà di parola del partito della libertà d’espressione”, sarebbe in antitesi alla posizione presa dalla piattaforma definendola “frenante” nel diritto di espressione.

Ma la vice presidente di Twitter, Del Harvey, avvalora la propria strategia: “La libertà di espressione conta poco se le persone non si sentono sicure (…) Abbiamo ripensato il modo in cui bilanciare la libera espressione degli utenti con il potenziale di raffreddare il modo di parlare altrui”.

Ed annuncia una nuova politica sociale contro lo spam e i bot maligni, i troll, gli abusi nonché nuove norme sulle condotte d’odio e gli estremismi violenti, giungendo così ad una significativa riduzione delle segnalazioni degli utenti, che forse hanno cominciato a sentirsi più sicuri. Per l’azienda, un cambio di filosofia e la volontà di migliorare la qualità dei discorsi che si svolgono al suo interno. Twitter, secondo quanto dichiarato da un suo portavoce, ha anche agito contro 142mila applicazioni che hanno condiviso più di 130 milioni di tweet classificati come “di bassa qualità e spam”.

Addio a bot, profili inattivi o hackerati, anche con milioni di follower

L’operazione di pulizia è già iniziata da qualche settimana e ha permesso di rimuovere bot e profili inattivi o hackerati dal conteggio dei follower di milioni di utenti. E’ stato anche introdotto un sistema di doppia autenticazione a livello hardware. Oggi Twitter conta 336 milioni di utenti e la società con l’uccellino azzurro è tornata a essere competitiva.  Secondo i dati del rapporto del primo trimestre del 2018 Twitter conta 336 milioni di utenti attivi.  Il social network nel giorno dell’anniversario del suo debutto ufficiale online (15 luglio) ha così deciso di porre fine al fenomeno per riguadagnare la fiducia di sponsor e delle aziende del settore pubblicitario su cui si basa il suo sostentamento. Vedremo cosa accadrà nel mondo dei cinguettii.




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