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Quando fare installare un depuratore d’acqua in casa?

La priorità assoluta per tutti noi è quella avere accesso ad un acqua da bere che sia pulita e salutare. L’acqua è infatti un bene primario e sulla sua qualità non è possibile effettuare alcun tipo di compromesso.

Essa deve per questo essere perfettamente potabile e contenere tutti quegli elementi e minerali di cui il nostro organismo ha bisogno per rimanere in buona salute. Al contrario, non deve contenere tutte quelle sostanze inquinanti o nocive che possono a qualsiasi titolo avere ripercussioni negative sulla nostra salute.

Consideriamo tra l’altro che non adoperiamo l’acqua soltanto per bere, ma anche per cucinare i cibi e preparare determinati alimenti, nonché la adoperiamo per l’igiene personale quotidiano.

Quindi i motivi per i quali abbiamo bisogno di un acqua sicura sono certamente molteplici, motivo per il quale facciamo bene a pensarci in maniera concreta.

L’acqua che arriva fino al rubinetto di casa è sicura?

Di norma, l’acqua che arriva fino al rubinetto di casa ha una buona qualità, dato che è controllata dalle società che gestiscono gli acquedotti pubblici. Tale acqua viene convogliata all’interno di enormi vasche, ed è costantemente monitorata dal punto di vista chimico.

Qualora dovesse esserci la necessità di intervenire per risolvere una determinata condizione o per migliorare la qualità dell’acqua, vengono apportati determinati trattamenti che hanno proprio lo scopo di rendere l’acqua perfettamente salubre e quindi idonea al consumo alimentare.

Chiaramente, prima di essere immessa nel circuito l’acqua viene sottoposta a specifici tipi di controlli microbiologici e chimici finali, per avere la certezza che essa sia perfettamente potabile al 100%.

L’unico problema potrebbe derivare dal tratto finale delle tubature, ovvero quello che arriva fino in casa dell’utente. Se le tubature infatti sono particolarmente vecchie, queste potrebbero essere ossidate e rilasciare all’acqua un forte sapore di ferro.

In questo caso la società che gestisce l’acqua pubblica non ha alcuna responsabilità, ma al contrario deve essere il condominio ad aggiornare il tratto finale delle tubature, così da migliorare la qualità dell’acqua.

Fino ad allora però, l’unico modo per migliorare la qualità dell’acqua è quello di far installare un depuratore. I depuratori domestici sono infatti in grado di eliminare dall’acqua determinati elementi che pregiudicano la perfetta salubrità dell’acqua. Ciò vale non soltanto per l’eccessiva presenza di ferro ma anche ad esempio per una eccessiva presenza di cloro o eventuali elementi in sospensione che sono in grado di pregiudicare la qualità dell’acqua.

Di solito i depuratori ad osmosi inversa sono perfetti per risolvere questo tipo di necessità, ed è possibile scegliere il modello da acquistare dando un’occhiata anche online e confrontando i diversi modelli di depuratore d’acqua per la casa, scegliendo quello più conveniente e adatto alle proprie esigenze.

In particolar modo i modelli ad osmosi inversa funzionano tramite la forzatura del passaggio dell’acqua attraverso una membrana che è in grado di filtrarla e trattenere ogni impurità.

In questa maniera si ha la certezza di andare a bere un acqua decisamente più leggera e soprattutto salutare.

Molti modelli di depuratori ad osmosi inversa oggi presentano anche il gasatore, che consente di avere acqua perfettamente gasata a proprio piacimento. Questa è un’altra caratteristica da considerare, dato che è in grado di rendere veramente un buon servizio a tutta la famiglia.

Dunque in tutti quei casi in cui l’acqua che arriva al rubinetto di casa ha un cattivo sapore, sa troppo di cloro, presenta degli elementi in sospensione o è visivamente poco chiara e dunque torbida, è possibile andare ad installare un depuratore d’acqua grazie al quale migliorare notevolmente la sua qualità ed avere così finalmente la certezza di bere in totale sicurezza, bicchiere dopo bicchiere, per la gioia di tutta la famiglia.

Instagram celebra il suo 11° compleanno. I consigli per usarla in modo sicuro

Da piccolo servizio di condivisione foto a uno dei social network più popolari al mondo: Instagram compie 11 anni, e secondo quanto riportato dai dati di eMarketer a oggi conta 1,074 miliardi di utenti in tutto il mondo. Tramite la piattaforma gli utenti ora possono avere accesso a negozi online, incontrare persone con le stesse passioni, prenotare i servizi più disparati, o anche ‘incontrare l’amore’. Ma tenuto conto del numero elevato di utenti che ogni giorno accedono all’app gli esperti di Kaspersky hanno stilato una lista di raccomandazioni su come mantenere protetti i dati sensibili e l’account. Prestare attenzione al livello di privacy del proprio account è infatti una misura di sicurezza necessaria per evitare che i criminali informatici entrino in possesso delle informazioni personali.
Una possibile opzione è rendere privato l’account Instagram, in modo che i propri post siano visibili solo a follower approvati.

Verificare, controllare e cancellare le proprie tracce digitali

Verificare, controllare e cancellare le proprie tracce digitali, rimuovendo, ad esempio, le informazioni sui metodi di pagamento dall’account, è fondamentale per proteggersi da furti di dati. Nell’app ci sono istruzioni per configurare iOS e Android in tal senso. Inoltre, è raccomandabile rimuovere il numero di telefono per evitare di essere contattato da sconosciuti. Proteggere i dati personali è poi una misura che aiuterà a mantenere il controllo dei dati condivisi con la piattaforma. In primo luogo, rimuovere i contatti sincronizzati, che Instagram utilizza per offrire suggerimenti su account da seguire o mostrare annunci mirati. Allo stesso modo, bloccare le applicazioni di terze parti collegate al proprio account Instagram: questo permette di eliminare attività non autorizzate sul proprio account, riducendo il rischio di perdita di dati.

Attenzione alla condivisione

Ovviamente, non utilizzare la stessa password per l’account Instagram e per altri servizi. I programmi di password manager possono aiutare a memorizzare una sola password principale e a superare la difficoltà di doverne memorizzare di più complesse. “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” è comunque la regola migliore per proteggere i dati personali e i dispositivi. I link malevoli possono essere inviati da amici, colleghi o anche partner di gioco online i cui account sono stati compromessi. Pertanto, verificare la validità dei link ricevuti prima di cliccarci sopra, inserendo l’indirizzo web direttamente nel browser o puntando il cursore sul link per valutarne la legittimità. Inoltre, prestare attenzione alla condivisione di scansioni e foto, soprattutto quando si tratta di documenti d’identità, biglietti e documenti di fatturazione. E non condividere le informazioni sui propri spostamenti e sugli orari di viaggio. 

Attacchi informatici silenziosi: oltre 260 ore per rilevarli

Gli attacchi informatici non solo sono sempre più sofisticati e insidiosi, ma anche “nascosti”: tanto che per individuarne uno possono occorrere fino a 260 ore, più di 10 giorni. Un’eternità. Lo rivela la nuova ricerca di Sophos “Active Adversary Playbook 2021” un vero e proprio manuale che riassume i comportamenti dei cybercriminali e le tecniche, gli strumenti e le procedure che gli esperti di sicurezza informatica hanno dovuto affrontare nel 2020 e nei primi mesi del 2021.

L’attacco più lungo? Inosservato per 15 mesi

In base ai dati raccolti durante l’analisi, è emerso che che il tempo medio di permanenza dell’autore di un attacco nella rete presa di mira è stato di 11 giorni (264 ore) mentre il tempo più lungo durante il quale un’intrusione è andata avanti inosservata è stato pari a 15 mesi. In merito alla natura dell’attacco, il ransomware è stato protagonista dell’81% degli incidenti di sicurezza e del 69% degli hackeraggi sfruttando il remote desktop protocol (RDP).

264 ore di tempo per agire indisturbati

Tra i dati più significativi contenuti nel manuale, si scopre che in media i cybercriminali hanno avuto 11 giorni – ovvero 264 ore – per svolgere attività malevole, come movimenti laterali, furto di credenziali e di dati sensibili e molto altro ancora. Tenendo conto che alcune di queste attività possono essere svolte in pochi minuti o al massimo in qualche ora, e che spesso ciò avviene di notte o al di fuori del consueto orario lavorativo, è facile capire che, con 11 giorni a disposizione, i danni che potrebbero essere causati all’azienda sono molteplici.

Il 90% degli attacchi utilizza Remote Desktop Protocol (RDP)

Sempre in merito alla natura degli attacchi, si scopre che il 90% di questi utilizza il Remote Desktop Protocol (RDP) che, nel 69% dei casi, viene anche usato per compiere movimenti laterali interni. Le misure di sicurezza per RDP, come le VPN e l’autenticazione a più fattori, tendono a concentrarsi sulla protezione dei punti di accesso dall’esterno. Tuttavia, questi accorgimenti non funzionano se il cybercriminale è già all’interno della rete.

L’esperienza umana fa la differenza

Come spiega John Shier, senior security advisor di Sophos, “Il panorama delle minacce sta diventando sempre più complesso, con attacchi sferrati da avversari dotati di grandi risorse e numerose competenze, dai cosiddetti “script kiddies” fino ai gruppi più esperti sostenuti da specifiche nazioni. Questo può rendere la vita difficile ai responsabili della sicurezza IT.  Nell’ultimo anno, i nostri team addetti a rispondere agli incidenti hanno fornito supporto volto a neutralizzare gli attacchi lanciati da più di 37 gruppi di attacco che hanno utilizzato più di 400 strumenti diversi. Molti di questi strumenti sono utilizzati anche dagli amministratori IT e dai professionisti della sicurezza per le loro attività quotidiane e di conseguenza individuare la differenza tra attività benigna e dannosa non è sempre facile. Con i cybercriminali che trascorrono una media di 11 giorni nella rete, implementando il loro attacco mentre si confondono con l’attività IT di routine, è fondamentale che i responsabili della sicurezza IT colgano le avvisaglie da tenere sotto osservazione. Uno dei principali segnali di allarme, per esempio, è quando uno strumento o un’attività legittima viene rilevata in un luogo inaspettato. Bisogna sempre tenere a mente che la tecnologia può fare molto ma, nel panorama delle minacce di oggi, potrebbe non essere sufficiente da sola. L’esperienza umana e la capacità di rispondere sono una parte vitale di qualsiasi soluzione di sicurezza”.

9 Quali sono i benefit più richiesti dai dipendenti in tempo di pandemia?

Quali sono i benefit preferiti dai lavoratori durante questo periodo di pandemia? E in tempi di crisi economica, cassa integrazione e precarietà, ha senso parlare di benefit? Si, perché si tratta di uno dei punti di forza emersi dal rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei Metalmeccanici, approvato il 5 febbraio, che ha confermato i 200 euro l’anno di strumenti welfare. Per grandi aziende e Pmi del settore entrano quindi in gioco le contrattazioni dei benefit messi a disposizione dei dipendenti. Un’indagine condotta su 4.897 dipendenti di 8 paesi da Harris Interactive per Sodexo fa il punto proprio su quali benefit o premi vengano preferiti dai lavoratori, anche italiani, durante la seconda ondata della pandemia.

Premi immediati, food & beverage, benefit finanziari e smart working sul podio

Dall’indagine emerge quindi una sorta di classifica dei benefit più scelti di dipendenti, e al primo posto ci sono i premi immediati (34%), seguiti da quelli legati al food & beverage (24%), e al terzo posto quelli benefit finanziari e dalla possibilità di lavorare in smart working, entrambi al 23%. Al quarto posto ci sono i voucher per il pranzo (22%), seguiti dalla richiesta di assistenza medica privata (21%), la sovvenzione per i trasporti pubblici, i benefit per la salute psico-fisica, i programmi di formazione e i benefit a lungo termine (tutti al 20%), l’auto aziendale (13%), i servizi per i bambini (11%) e la carta di credito aziendale (10%), riporta Ansa.

Un confronto con la rilevazione estiva

Da registrare anche le variazioni nelle preferenze dei benefit tra le rilevazioni estive e quelle legate al post ondata autunnale. Se i premi a breve termine hanno mantenuto il primo gradino del podio al contempo hanno perso 3 punti percentuali, mentre la possibilità di lavorare da casa ha perso addirittura il 4% dei consensi, passando dal secondo al quarto posto della top 10. Un calo che ha coinvolto anche i benefit legati alla salute e al benessere, che perdendo 3 punti percentuali, sono passati dalla quarta all’ottava posizione della classifica. In crescita invece i buoni pasto (+2%), i percorsi di formazione (+2%) e la carta di credito aziendale (+2%).

Confermata la quota di 200 euro in servizi e strumenti di welfare

Ben 1,5 milioni di lavoratori hanno perciò vista confermata la quota di 200 euro in servizi e strumenti di welfare grazie al rinnovo del CCNL metalmeccanico. Una conferma che garantirà loro benefici e porterà vantaggi fiscali per le aziende. L’importanza di puntare sui flexible benefit, intesi come prodotti che migliorano la qualità della vita, può risultare utile anche per evitare la fuga di talenti. Da una recente ricerca di Eagle Hill Consulting, pubblicata da Human Resource Executive, è infatti emerso come il 58% dei dipendenti stia lavorando in condizioni di burnout e che addirittura uno su 4 stia pianificando di lasciare

Attacchi cyber, il 2021 fa paura: in pericolo i dati sensibili delle aziende

Nel 2021 il numero di violazioni dei dati registrerà una fortissima impennata. A dirlo sono gli esperti di di Cyber Protection, che lanciano l’allerta soprattutto verso le aziende (circa l’80%) che non hanno  ha ancora imposto criteri per l’utilizzo delle password. Acronis, leader nella Cyber Protection, ha richiamato l’attenzione sui risultati delle recenti ricerche sulle tendenze degli attacchi informatici e sulle procedure aziendali in vigore, evidenziando una potenziale minaccia globale alla privacy e alla sicurezza dei dati delle organizzazioni di tutto il mondo. L’azienda ha presentato questi risultati durante il Data Privacy Day, per mettere in guardia le imprese sull’esigenza di azioni immediate per evitare attacchi potenzialmente devastanti.

Password troppo deboli
L’analisi effettuata dagli esperti mette in luce che l’80% delle aziende non ha ancora imposto criteri per l’uso delle password. Tra il 15 e il 20% delle password utilizzate negli ambienti di business include il nome dell’azienda, una modalità che ne semplifica l’individuazione. Come riporta la nota di Acronis, “Due recenti violazioni di alto profilo esemplificano il problema: prima dell’attacco alla sua piattaforma Orion, l’azienda SolarWinds era stata avvisata della presenza di una password debole di uno dei server di aggiornamento: “solarwinds123”; secondo alcune informazioni, l’account Twitter dell’ex presidente Donald Trump fu hackerato perché la password “maga2020!” era facilmente intuibile”. Insomma, anche i colossi devono sapersi tutelare.
I rischi connessi allo smartworking

La larga diffusione dell’uso di password deboli e l’elevato numero di dipendenti che lavorano da casa come conseguenza dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19  rendono poco sicuri i sistemi di questi telelavoratori, e gli hacker ne approfittano. Nel corso del 2020, gli analisti hanno registrato un sostanziale aumento del numero degli attacchi cyber, con una forte incidenza dello stuffing delle password, al secondo posto dopo il phishing.

Adozione di tecniche di autenticazione più rigide
Per evitare che una violazione dei dati provochi costosi tempi di inattività, danni alla reputazione e sanzioni amministrative, le organizzazioni devono rafforzare i requisiti di autenticazione necessari per accedere ai dati aziendali. Ecco alcune best practies suggerite dagli esperti: “L’autenticazione a più fattori (MFA), che richiede agli utenti di completare due o più metodi di verifica per accedere alla rete, ai sistemi o alla VPN dell’azienda, dovrebbe diventare la norma in tutte le organizzazioni. Combinando le password con un metodo di verifica aggiuntivo, come la scansione dell’impronta digitale o un PIN casuale generato da un’app mobile, l’azienda resta protetta anche se il criminale indovina o manomette la password di un utente. Il modello Zero trust dovrebbe essere adottato per garantire la sicurezza e la privacy dei dati. A tutti gli utenti, che lavorino da remoto o all’interno della rete aziendale, è richiesto di autenticarsi, di comprovare le autorizzazioni di accesso e di convalidare costantemente la propria identità per accedere e utilizzare i dati e i sistemi dell’azienda. L’analisi comportamentale di utenti ed entità, o UEBA (User and Entity Behavior Analytics), facilita l’automazione della protezione aziendale. Monitorando la normale attività degli utenti tramite analisi statistiche e basate su IA, il sistema individua i comportamenti che esulano dagli standard, in particolare quelli che possono indicare una violazione e un furto di dati in corso”.

I media via web dominano nelle grandi città: e i giovani “sono” il loro profilo social

Non stupisce scoprire che le grandi città, con il più alto numero di abitanti (oltre 500.000 persone), rappresentino la più ricca piattaforma mediatica d’Italia. In queste aree, conferma il 16° Rapporto Censis, i consumi mediatici sono senilmente più alti che nel resto del paese, con picchi per quanto riguarda l’utilizzo di Internet. Nelle aree metropolitane, infatti, hanno preso più piede sia la mobile tv (31,6%) che la tv on demand (31,3%). Al contrario, nei centri urbani minori (fino a 10.000 abitanti) i consumi mediatici sono per la maggior parte al di sotto della media nazionale, con la sola eccezione dei quotidiani: il 40,5% di lettori, cioè il doppio rispetto alle grandi città.

La fruizione dei media a seconda delle fasce d’età

La piramide dei media dei più anziani vede al vertice la televisione (96,5%), con i quotidiani (54,6%) e i periodici (52,2%) collocati ancora sopra internet (42,0%) e smartphone (38,2%). Televisione e carta stampata, dunque, costituiscono le fonti principali per chi ha 65 anni e oltre. Una vera piattaforma di accesso digitale si presenta invece tra i più giovani. Tra chi ha 14-29 anni risultano appaiati internet (90,3%), tv (89,9%), telefono cellulare (89,8%) e social media (86,9%): in questo caso siamo compiutamente nel regno della transmedialità.

Per i ragazzi sovrapposizione tra se stessi e il proprio profilo social

Per quanto concerne la “costruzione della propria identità”, segnala il Rapporto, la famiglia costituisce ancora di gran lunga il primo fattore di identificazione. Lo è per il 76,3% degli italiani e in misura maggiore per gli anziani (83,5%). L’essere italiano (39,9%) e il legame con il proprio territorio di origine (37,3%) si collocano a poca distanza l’uno dall’altro. Segue il lavoro (29,2%), una leva di identificazione più forte tra chi ha una età compresa tra 30 e 44 anni (39,1%). Poi la fede religiosa (17,2%) e le convinzioni politiche (11,8%). Solo dopo viene l’identità europea (10,9%). Ma per il 3,5% è il proprio profilo sui social network a determinarne l’identità, e questa percentuale sale al 9,1% tra i giovani: uno su dieci.

La spesa per i consumi mediatici

La spesa per l’acquisto di telefoni ed equipaggiamento telefonico dal 2007 al 2018 ha quadruplicato in valore (+298,9%, e oltre 7 miliardi di euro nell’ultimo anno), e quella di computer e audiovisivi è salita del +64,7%. I servizi di telefonia si sono assestati verso il basso per effetto di un riequilibrio tariffario (-16,0%), mentre la spesa per libri e giornali ha subito un vero e proprio crollo (-37,8%), arrestato però nell’ultimo anno (+2,5%).

Collezioni Nostrasantissima: creatività e design da indossare

Quando la moda creativa ed in linea con le tendenze del momento incontra la qualità dei tessuti e delle lavorazioni, nascono i capi d’abbigliamento Nostrasantissima. Questo famoso brand ha presentato la sua prima collezione al mondo nel 2010 e da allora ha registrato un crescendo di consensi continuo, sino a divenire un punto di riferimento per tantissimi giovani che desiderano vestire alla moda ed in maniera ricercata. È sufficiente dare un’occhiata alle sue collezioni per rendersi conto del lavoro di ricerca e lo stile che traspare da ogni singolo capo di abbigliamento, frutto di una passione per il design di qualità che ha portato questo marchio a ricoprire un ruolo di rilievo nel settore. Nostrasantissima è dunque sinonimo di qualità e personalità, così come di lavorazione raffinata e ricerca di soluzioni all’avanguardia che sono alla base di quel mix magico che gli consentono di essere oggi la prima scelta per tantissimi giovani e meno giovani.

Se non conosci ancora in dettaglio le collezioni Nostrasantissima è arrivato il momento di rimediare e dare un nuovo look al tuo outfit, grazie alle proposte ricche di stile e personalità che ti attendono. Puoi farti già un’idea su www.revolutionconceptstore.com e scoprire la qualità ed il design unico che caratterizza ogni capo Nostrasantissima: dai giubbini ai pantaloni, dai bermuda ai jeans, qui puoi trovare veramente tutto ciò di cui hai bisogno per completare il tuo abbigliamento ed aggiungere quel pizzico di personalità in più che ancora manca nel tuo armadio. Divertiti a scoprire le tantissime proposte a disposizione e scegli in base a ciò che pensi possa fare maggiormente al caso tuo. Sfruttando le promozioni del momento inoltre, potrai acquistare i capi che preferisci ad un prezzo più basso rispetto quello originale, e ricevere comodamente la merce a casa entro un paio di giorni lavorativi.

Twitter versus Fake: stop ai profili “taroccati”

Pare in fase di estinzione l’epoca d’oro degli account falsi. Per primi, a voler porre fine al problema di violazione e appropriazione indebita di “identità social”, sono stati i “fratelli” Instagram e Facebook, procedendo alla disattivazione di tutti gli account falsi creati sulle proprie piattaforme.

La volta di Twitter nell’operazione pulizia

Ora tocca a Twitter, non nuova ad operazioni simili, che negli ultimi mesi ne ha sospesi oltre 70 milioni. A diffonderne notizia, il Washington Post, citando un documento riservato di cui sarebbe entrato in possesso.

Un freno alla libertà di espressione?

Il quotidiano americano, a lungo autoproclamatosi “il braccio della libertà di parola del partito della libertà d’espressione”, sarebbe in antitesi alla posizione presa dalla piattaforma definendola “frenante” nel diritto di espressione.

Ma la vice presidente di Twitter, Del Harvey, avvalora la propria strategia: “La libertà di espressione conta poco se le persone non si sentono sicure (…) Abbiamo ripensato il modo in cui bilanciare la libera espressione degli utenti con il potenziale di raffreddare il modo di parlare altrui”.

Ed annuncia una nuova politica sociale contro lo spam e i bot maligni, i troll, gli abusi nonché nuove norme sulle condotte d’odio e gli estremismi violenti, giungendo così ad una significativa riduzione delle segnalazioni degli utenti, che forse hanno cominciato a sentirsi più sicuri. Per l’azienda, un cambio di filosofia e la volontà di migliorare la qualità dei discorsi che si svolgono al suo interno. Twitter, secondo quanto dichiarato da un suo portavoce, ha anche agito contro 142mila applicazioni che hanno condiviso più di 130 milioni di tweet classificati come “di bassa qualità e spam”.

Addio a bot, profili inattivi o hackerati, anche con milioni di follower

L’operazione di pulizia è già iniziata da qualche settimana e ha permesso di rimuovere bot e profili inattivi o hackerati dal conteggio dei follower di milioni di utenti. E’ stato anche introdotto un sistema di doppia autenticazione a livello hardware. Oggi Twitter conta 336 milioni di utenti e la società con l’uccellino azzurro è tornata a essere competitiva.  Secondo i dati del rapporto del primo trimestre del 2018 Twitter conta 336 milioni di utenti attivi.  Il social network nel giorno dell’anniversario del suo debutto ufficiale online (15 luglio) ha così deciso di porre fine al fenomeno per riguadagnare la fiducia di sponsor e delle aziende del settore pubblicitario su cui si basa il suo sostentamento. Vedremo cosa accadrà nel mondo dei cinguettii.

Pedrazzini Arreda | Soluzioni per la tua Cucina

Un recente sondaggio ha rivelato che gli italiano trascorrono circa il 70/% del tempo in cui sono in casa in cucina. Contrariamente a quello che si possa pensare dunque, non è il salotto l’ambiente preferito dagli italiani, e nemmeno la camera da letto. I nostri connazionali infatti, conoscono bene il piacere della buona cucina e della buona tavola, ed è per questo che amano sperimentare, elaborare nuovi piatti e invitare gli amici a cena. Questo è il motivo principale per il quale oggi questo ambiente di casa sia così importante, ed è facile intuire il perché dell’esigenza di rendere la cucina un ambiente assolutamente accogliente, bello da vedere e funzionale.

Una delle più importanti realtà lombarde nel settore delle cucine di alto profilo è indubbiamente Pedrazzini Arreda, azienda che si occupa della vendita di cucine a Milano con sede in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese, che da sempre aiuta i proprio clienti nell’individuare la soluzione più adatta a realizzare i propri sogni e aspettative legate all’arredo della zona cucina. Questa importante azienda è esclusivista di zona dei marchi Veneta Cucine e Arredo 3, e propone soluzioni di grande qualità perfette per risolvere ogni tipologia di esigenza specifica abbinata ad un design sempre innovativo e d’effetto.

Pedrazzini Arreda ti seguirà e supporterà sin dalle fasi di consulenza e progettazione, fornendoti un comodissimo servizio di ritiro della tua vecchia cucina (che verrà smaltita nei luoghi e nelle modalità previste dalla normativa vigente e da quella dei comuni di appartenenza). La tua nuova cucina sarà installata da esperti falegnami e da personale esperto e qualificato, ti sarà consegnata già pronta per essere utilizzata e vissuta sin da subito. Potrai usufruire a vita dei servizi post vendita, e ti sarà possibile prolungare la garanzia di ulteriori 2 anni sul previsto. Pedrazzini Arreda è la soluzione perfetta per la tua casa!

L’article marketing

Oggi pubblicare i propri articoli (notizie, comunicati, approfondimenti, curiosità, ecc…) non è certo un problema: in rete esistono ormai centinaia di risorse, in italiano o altra lingua, che permettono gratuitamente di farlo in brevissimo tempo. Scrivere un contenuto di qualità, stando attenti a non copiare da altre fonti (magari più autorevoli di noi), e a scrivere in un lessico corretto e senza errori grammaticali, per poi diffonderlo sulla rete è un’attività che definiamo article marketing. A cosa serve? Beh, innanzitutto se riteniamo che l’argomento possa essere leggero e di interesse comune, avere più fonti dove sia possibile consultare quanto abbiamo scritto è senz’altro un vantaggio, perchè incrementa le viralità del contenuto stesso. Social network compresi. La motivazione è semplice: pubblicare un articolo su 10 siti anzichè 1 aumenta le possibilità che vanga:

  1. indicizzato correttamente dai motori di ricerca
  2. trovato da chi naviga
  3. letto e magari condiviso dagli utenti

Spesso l’article marketing, però, nasconde intenti legati al posizionamento SEO: di fatto inserisco nei miei articoli dei link che rimandano a siti web che voglio far salire di ranking, trasferendo autorevolezza dal sito sul quale pubblico al cosidetto “money site” (ovvero quello che mi interessa promuovere sul motore di ricerca). Se ancora possiamo definire article marketing questa attività, bisogna di fatto distinguerla nettamente dalla precedente: in questo caso non  preno 1 singolo testo e lo pubblico su 10 siti, ma creo 10 articoli differenti e lo pubblico sui 10 siti. Chi fa SEO sa bene, infatti, che scrivere testi identici porterebbe il motore di ricerca intanto a dubitare sull’autenticità degli stessi, ed in secondo luogo ad ignorarli.

Prossimamente parleremo anche di aziende che fanno article marketing di lavoro, e lo fanno seriamente e con tecniche moderne. A breve su queste pagine!