Quando il video non è quel che sembra è un deepfake

Il fenomeno del deepfake è così recente che prima ancora di sapere cos’è probabilmente ne siamo già stati vittime. Si tratta della tecnica che combina un’immagine reale a un video preesistente, con un effetto talmente realistico da alterare la realtà, come i video dove attori, politici, o personaggi famosi fanno o dicono cose incredibili. La maggior parte di questi video sono pornografici, e recentemente il garante sulla Privacy è intervenuto su un’app che spoglia minorenni, ma una grossa parte viene dedicata ai politici e a loro dichiarazioni rigorosamente false.

Una tecnologia che utilizza il deep learning

Il deepfake è una tecnologia che utilizza una forma di intelligenza artificiale, chiamata deep learning, per creare video di eventi falsi. I falsi possono essere anche solamente audio, tanto che il responsabile della filiale britannica di una società energetica tedesca ha versato diverse decine di migliaia di sterline su un conto bancario dopo essere stato ingannato dalla voce (finta) dell’amministratore delegato tedesco della società. Ma il deepfake non è solo un modo escogitato da truffatori o produttori di cinema porno, sembra infatti che anche i governi stiano iniziando a usarlo, ad esempio, per far circolare falsi video di organizzazioni terroristiche per screditarne i vertici.

Il pericolo di una società zero-trust

Ma qual è il pericolo finale dell’uso di tecnologie come il deepfake? Creare una società zero-trust, in cui le persone dubitano di tutto, persino di quello che vedono con i propri occhi, e non si interessano neanche più di verificare se una cosa è vera o falsa per il solo fatto che può essere manipolata. Basta pensare agli effetti del deepfake sulle intercettazioni audio ambientali, che diventerebbero praticamente inutilizzabili. Si creerebbe una realtà plausibile, ma la cui veridicità rimarrebbe sempre dubbia.

Come costruire un futuro tecnologico sicuro

Negli ultimi 15 anni la tecnologia, l’intelligenza artificiale, la machine learning hanno fatto passi da gigante. Ma se da un lato persiste il profondo desiderio di progresso non manca il timore che la tecnologia possa sfuggire al nostro controllo. Come costruire allora un futuro che abbia a che fare con l’intelligenza artificiale e allo stesso tempo risulti sicuro? E come includere l’intelligenza artificiale per progettare un domani migliore che non rappresenti una minaccia?

Dietro al modo in cui ci relazioniamo con la tecnologia c’è sempre qualcuno che ha pensato all’uso che ne avremmo fatto, progettandone appunto la “usabilità”. E proprio alla usability è dedicata una giornata mondiale, il World Usability Day, che il 12 novembre ha chiamato a raccolta i progettisti del futuro da ogni parte del globo.